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domenica 16 ottobre 2016

JEAN COCTEAU PARLA ALL'ANNO 2000

Jean Maurice Eugène Clément Cocteau (Maisons-Laffitte, 5 luglio 1889Milly-la-Forêt, 11 ottobre 1963) è stato un poeta, saggista,drammaturgo, sceneggiatore, disegnatore, scrittore, librettista, regista ed attore francese.


La versatilità, l'originalità e l'enorme capacità espressiva gli portarono il plauso internazionale. Cocteau è soprattutto conosciuto per il suo romanzo I ragazzi terribili, del 1929, la rappresentazione teatrale La voce umana, del 1930, e il film La bella e la bestia, del 1946.


(da: Wikipedia)

"ritengo che S. Agostino non sbagliasse quando disse che un uomo che crede agli antipodi è uno sciocco"

"ho sempre preferito la mitologia alla storia perchè la storia è fatta di verità che alla fine si trasformano in bugie mentre la mitologia è fatta di bugie che alla fine diventano verità [...] e se io dovessi avere la fortuna di continuare a vivere nelle vostre menti, sarebbe in forma mitologica"

"La poesia è una sorta di matematica superiore [...] è quasi sempre profetica"

"un poeta è un artigiano i cui gesti coinvolgono un Sè più profondo che egli non conosce molto bene"

"la gente pensa che la parola genio non vada usata perchè si deve riferire solo per persone come Goethe, Shakespeare e Victor Hugo... Ma no! Genio può essere il modo in cui una donna scende dalla propria automobile"

... e molto altro...


sabato 10 settembre 2016

Ma che davvero?!


Settembre 2016: Carl Cox ci rivela che il lusso ed i soldi hanno rovinato lo spirito di aggregazione e la cultura della isla.
Una notizia davvero sconvolgente!
Scherzi a parte, non voglio certo polemizzare su Carl Cox, anzi, mi risulta che sia l'unico che si sia espresso sull'argomento mettendoci la faccia, quindi tanto di cappello.
Grazie quindi a Carl Cox, la sua è un'importante conferma ed una testimonianza molto autorevole.

Ci sono un paio di passi molto significativi nell'articolo linkato:
«Non sono io a essere vecchio, è Ibiza a essere marcia ora. Sotto all’Hard Rock Hotel c’è l’Ushuaia: DJ di lusso, servizio ai tavoli con bottiglie magnum e una VIP Area su due livelli. Un tempo si stava tutti insieme quando c’era un’unica pista.»
«A Brooklyn c’è questa stanzetta che tiene 600 persone. Si chiama Output Club e dentro non sono ammesse videocamere. Vogliono davvero che la gente si concentri sulla musica, cosa che fa davvero la differenza. Era da tempo che non assistevo a uno scenario simile. Zero bottiglie ai tavoli, zero VIP. È fantastico.»
Ecco, anche questa è per il sottoscritto una piacevole conferma: per trovare feste e serate al cui centro ci sia la musica, bisogna cercare tra i piccoli locali e i piccoli club.

E, a questo punto, tanto vale riportare un altro paio di passi da un'intervista di un altro artista, uno che non le manda a dire, il leggendario Atom TM:

Non ascolto molta musica contemporanea. Non mi affascina perché è troppo vicina a quello che io sto facendo in questo momento e quindi troppo intellegibile. Preferisco ascoltare cose che contengono elementi che fatico a comprendere, ho bisogno di cose che non capisco per essere motivato a comporre ancora.

A Firenze suonerai dentro un evento intitolato ‘Internet Kills’. La politica dell’industria musicale è stato un tema centrale di molti dei tuoi lavori. Come descriveresti il suo stato in questo momento?
Credo che l’industria musicale non faccia eccezione rispetto a tanti altri ambiti della produzione culturale. In questo senso è una piccola parte di un meccanismo economico molto più grande. Per lavoro sono quotidianamente in contatto con festival, etichette, agenzie ed artisti e dunque ho una visione della cosa abbastanza specifica. Una delle questioni principali riguarda il fattore di scala: il sistema imperialistico della major investe ancora enormi cifre sulla promozione di pochi artisti per il grande pubblico mentre una straordinaria quantità di piccole e piccolissime realtà tesse le fila di un complesso sistema underground, sempre più ricco in termini di presenze ma che ha molto poco a che fare con una dimensione economica. Trovo questa situazione molto ispirante ma per niente ideale. Mi pare che questo stato dell’arte sia coerente con molti altri fenomeni leggibili a livello sociale.
Bene, fa piacere che ogni tanto qualcuno si ricordi di guardare in faccia la realtà, invece di fingere che viviamo nel migliore dei mondi possibili.
Ed io posso tornare al mio sabato sera e rilassarmi con un po' di roba buona per le mie orecchie


e poi gustarmi questo:



 (sì.. sto un po' in fissa su Dalì ultimamente).

AGGIORNAMENTO DEL 25/09/2016: scopro che Carl Cox suonerà per l'ultima volta allo Space al party di chiusura e sembra che lo Space chiuda i battenti. Non ho capito se e come e quando riaprirà ma sembra che in ogni caso Carl Cox non ci suonerà più. Un dettaglio in più che può aiutare a capire quali fossero le motivazioni sottostanti alle dichiarazioni del nostro sul degrado di Ibiza e che quindi probabilmente non erano del tutto disinteressate e spassionate. Va be', per quanto mi riguarda è inutile fare il processo alle intenzioni ed indagare oltre... tanto la sostanza non cambia: tempi sempre più bui per la musica indipendente.

mercoledì 25 novembre 2015

Il DIRETTORE, il POETA del teatro, il FACETO





     IL DIRETTORE.
     Voi due che solete essere il mio consiglio e il mio ajuto, su ditemi: che sperate voi in paese tedesco dalla nostra impresa? Io ho gran desiderio di dare nel talento della moltitudine, da che in ultimo ella vive e lascia vivere. Le travi sono confitte, inchiodate le tavole, ogni cosa in pronto, e ciascuno si promette una lieta e magnifica festa. Già seggono cheti, con sopracciglia inarcate e vogliosi di fare le maraviglie. Ben io so quello che ne rende benevoli i più, e nondimeno io non sono mai stato in più dura irresoluzione. Perché è il vero che costoro non sono gran fatto usi alle squisitezze, ma hanno pur letto tanto che è uno spavento. Come ne usciremo adunque? come troveremo alcuna cosa che abbia novità e nel tempo medesimo non sia sciocca? Ché il vo' pur dire, a me il il popolo piace oltremodo quando il veggo traboccar sia torrenti verso il nostro casotto, e urtando e sbuffando voler di forza insaccarne la porta, come se la fosse quella del cielo. Bello è vederlo nel pieno giorno, prima delle quattro, far serra intorno al botteghino, e come nel dì della fame per pane allo sportello d'un fornajo, per poco non fiaccarsi il collo per un biglietto. E un sì gran miracolo sopra tanta varietà di animi sa farlo il solo poeta. Oh! fammelo, amico mio! fammelo oggi.


     IL POETA.
     Deh, non mi parlate di quel tuo volgo multiforme, dinanzi al quale fugge e si oscura l'ingegno. Celami all'ondante moltitudine che nostro mal grado ne travolge nella vorticosa sua piena. Oh, lungi da essa!ponimi nelle romite e serene regioni, dove candida gioja può sol fiorire al poeta; dove l'amore e l'amicizia gli vegliano intorno, e gli compartono tutto ciò che più fa beato il nostro cuore.

Ahi, e quello che prorompeva dal petto profondo e quello che mormoravi con timido labbro — quando riprovevole, e quando forse non indegno di lode — egli ti è capricciosamente ingojato dall'istantanea fortuna. E sovente ancora è bisogno del volgere degli anni perché il nostro concetto appaja splendido di bellissima forma. Ciò che subito sfavilla muore rapidamente, ma il semplice e sincero si riserva alla posterità.


     IL FACETO.
     Io vorrei pur una volta non udir parlare della posterità; perché, poniamo ch'io pure non avessi altro nel pensiero che i posteri, chi più darebbe sollazzo a' presenti? ed ei pur vogliono e devono averne. Né mi par poi che un giovane di bel garbo sia da stimarsi nulla perché vive oggi. Chi sa gradevolmente compiacere agli animi altrui non avrà mai a dolersi dei dispetti del volgo; anzi egli si desidera una gran raunanza perché gli verrà meglio fatto di sollevarla. Però siate animoso: mettetevi innanzi come modello; lasciate spaziare la fantasia col suo corteo del senno, degli affetti, delle passioni; ma — date retta — vuoi esservi anche la pazzia.


     IL DIRETTORE.
     Sopra tutto non siatemi scarso di eventi. Viensi per vedere; quello che importa è vedere: date pascolo agli occhi, e quando giugniate a farli ben bene spalancare alla moltitudine, voi siete sicuro del fatto vostro, siete l'amore, siete il vezzo di tutti. Solo col molto attrarrete i molti, perché in una faraggine di cose ciascuno ne raccapezza qualcuna che fa al caso suo. Chi porta molto porta per tutti, e tutti se ne tornano a casa col contento nel cuore. Pagate in ispiccioli; — mescete sapori d'ogni sorta, e un simil manicaretto andrà ad ogni gusto, e voi sarete alzato in cielo. Subito immaginato e subito imbandito. Che vi giova stillarvi il cervello per offerire alcun che d'intero? Il pubblico ve lo mette tosto in minuzzoli.


     IL POETA.
     Voi non v'accorgete quanto un sì fatto mestiere sia vile; quanto sconvenevole all'artista che ha a cura il suo nome. Gl'imbratti di non so che odierni guastamestieri sono ormai, ben veggo, i vostri modelli.


     IL DIRETTORE.
     Io non mi piglierò a male i vostri rimproveri; che chi voglia fare buon'opera deve pure scegliere gli istrumenti più acconci. Ora avvertite che son legne fradice che vi bisogna schiappare, e considerate un po' per chi vi è domandato di scrivere. Mentre gli uni son qui sospinti dalla noja, gli altri ci vengono pieni zeppi di cibo, e, quel che è peggio, parecchi hanno pur dianzi letto la gazzetta. Tutti tirano sbadati alla nostra volta come n'andassero alle mascherate, e solo la curiosità dà ali ai loro piedi. Le dame si assettano quanto più sanno, e sfoggiate fanno spettacolo di sé per nulla. Ora, che vi state voi sognando in sulla cima del vostro parnaso? E chi è, secondo voi, che ci rallegrerà cotesta brigata? Mira tali ben da presso quei nostri mecenati: parte sono di gelo, parte son ceppi: e chi dopo la commedia si promette una partita alle carte, e chi una cosa, chi l'altra; e voi vorrete, poveri pazzi, tribolare le dolci muse per simile stampa di gente? Io vel ridico, pascetela di maraviglie; dategliene giù e giù, e vie più giù, che a questo modo ne verrete a capo. Gli uomini bisogna stordirli, che contentarli è arduo. — Ma che è di voi? patite, o vi agita l'estro?


     IL POETA.
     Va a cercarti un altro schiavo! Sì, in vero che il poeta dovrà a tuo beneplacito profondere le alte sue facoltà – il maggior dono di cui la natura fosse provvida all'uomo! Ond'è ch'egli agita ogni petto? Ond'è ch'ei regna sulle intrinseche virtù che informano le cose? Non fosse per l'armonia ch'egli spande fuori di sé, e ne ravvolge il creato e lo attira e ricompone nell'anima sua? Mentre la natura trae alla conocchia e con indifferenza torce il perpetuo svolgersi dello stame; e mentre la confusa moltitudine delle esistenze muove discorde in qua e là, e le une cozzano dissonando contro dell'altre, — chi pone ordine in quel fastidioso, interminabile succedersi loro, e le avviva e lega in geniale concordia? Chi richiama l'errante e lo scompagnato ad affratellarsi cogli altri mortali? Chi scioglie le procelle delle passioni? Chi rasserena il rigido pensiero dell'uomo nella sera della vita? Chi sparge i soavi fiori della primavera sul cammino della donna innamorata? Chi intreccia le inutili fronde e ne fa onorevol ghirlanda al merito di ogni maniera? Chi preserva l'Olimpo? chi riconcilia gli Dei? La gran possanza dell'uomo rivelatasi nei poeti.


     IL FACETO.
     E usatele adunque sì belle facoltà, e fate ire innanzi il lavoro poetico al modo di una ventura d'amore. Ben sapete; ci avviciniamo per caso, proviamo non so che allettamento, rimaniamo, e passo passo eccoci avviluppati: alle speranze si mescono le ansietà, alle piene beatitudini seguono le ruine, e prima che ce n'avveggiamo abbiam fatto un romanzo. Orsù, diamo noi pure uno spettacolo su quell'andare. Sol fate di cercare ben addentro alle viscere della vita: tutti la vivono; ma è nota a pochi, e di qualunque lato la sappiate pigliare la è sempre interessante. Voglionci fantasie di ogni colore e non troppa chiarezza; voglionci molti errori temperati da qualche barlume di vero, e ne riesce, senza alcun fallo, un cordiale che ristora ogni petto. E il bel fiore della gioventù vi fa cerchio d'intorno e porge orecchio alle vostre rivelazioni; e ogni tenera anima si sente stillar dentro una soave mestizia: ora è commosso questi ed or quegli; ognuno si ricorda di sé in altrui o scorge nelle vostre finzioni quel ch'egli porta nel cuore. E sono ad un tempo facili al ridere e facili al piangere; ammirano il volo del vostro ingegno, e si dilettano sopra ogni cosa degli apparimenti e degli sfoggi. Nulla contenta l'uom fatto, ma la crescente gioventù piglia ogni cosa in buon grado.


     IL POETA.
     E tu rendi a me pure i miei anni immaturi; quando il fiume del canto sgorgava rigoglioso e perenne; quando fra me e il mondo era un velo di nubi, — e il calice ancor ravvolto in sul cespo mi era presago di meravigliose fragranze; — quand'io coglieva gl'innumerevoli fiori profusi per ogni valle. Io non aveva nulla, e non pertanto io aveva a pieno; perché io avevo l'amore infaticabile del vero e la soavità dell'illusione. Rendimi il mio selvaggio talento; l'affannata felicità, la forza dell'odio e l'impeto dell'amore, — rendimi la mia giovinezza.


     IL FACETO.
     Della giovinezza, mio buon amico, tu avresti veramente bisogno, se tu fossi d'ogni intorno incalzato dal nemico in battaglia; se la corona, premio della rapida corsa, ti accennasse di lontano la meta o, se, dopo l'impeto vertiginoso della danza, tu dovessi tutta notte gozzovigliare. Ma toccare con lena e leggiadria le docili corde; muovere con piacevole errore verso un segno postoci innanzi da noi a diletto, quest'è, miei dolci vecchi, l'ufficio vostro, e non pertanto noi non vi onoriam meno. Ché la vecchiaja non ci ritorna, come suol dirsi, fanciulli, ma ben ci fa rigodere veramente della fanciullezza.


     IL DIRETTORE.
     Orsù, non più parole, ma fatti; ché mentre voi ve la passate. in complimenti, puossi far cosa profittevole. Che rilevano i tanti cicalecci di quel che si richiede a ben poetare? Nessun fervido estro agiterà mai il petto degli irresoluti; e poiché volete pur dirvi poeti, vi è d'uopo avere la poesia ai cenni vostri. Ormai vi è noto quello che ne bisogna: noi vogliamo ber forte, però mesceteci conforme la voglia, e tosto! Ciò che non si toglie a far oggi non è fatto domani, e mandare in lungo è rare volte da savio. L'uomo risoluto piglia di tratto un partito nel crine, e il tiene e seguita innanzi perché non può dismettere.

Voi sapete che sulle scene tedesche ciascuno tenta ciò che gli viene in talento; laonde non vogliate oggi perdonare né ad apparati né a macchine; giovatevi del maggiore e del minore luminare del cielo, profondete le stelle; noi abbiamo in pronto e acqua e fuoco e rocce e fiere ed uccelli; squadernate quindi in questa casipola di assi tutta quanta la creazione, e con ponderata velocità calate dal cielo, e attraversando per la terra, discendete all'inferno.