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sabato 28 ottobre 2017

Il "sistema del cazzo" della techno...

... spiegato da... non ve lo dico! per saperlo dovete clikkare.

Vi do solo un aiutino:



e un estratto:

Penso al divertimento come a una reazione chimica: bruci o marcisci. La maggior parte dei DJ fa soldi suonando dischi di altri e i dischi, oggi, sono biglietti da visita. Li stampi e li regali. Se non metti dischi, non hai entrate. I produttori si stanno rassegnando a questa situazione. Può capitare che voglia divertirmi, ma prestarsi a questo sistema del cazzo non è il massimo della vita. A volte, è meglio andare a dormire.

Per quel che mi riguarda, fa piacere constatare che certe cose non sono il solo a pensarle (e non ho potuto fare a meno di ricordarmi di questo)... anzi, sono in buona compagnia.
Per il resto... buona lettura.

sabato 10 settembre 2016

Ma che davvero?!


Settembre 2016: Carl Cox ci rivela che il lusso ed i soldi hanno rovinato lo spirito di aggregazione e la cultura della isla.
Una notizia davvero sconvolgente!
Scherzi a parte, non voglio certo polemizzare su Carl Cox, anzi, mi risulta che sia l'unico che si sia espresso sull'argomento mettendoci la faccia, quindi tanto di cappello.
Grazie quindi a Carl Cox, la sua è un'importante conferma ed una testimonianza molto autorevole.

Ci sono un paio di passi molto significativi nell'articolo linkato:
«Non sono io a essere vecchio, è Ibiza a essere marcia ora. Sotto all’Hard Rock Hotel c’è l’Ushuaia: DJ di lusso, servizio ai tavoli con bottiglie magnum e una VIP Area su due livelli. Un tempo si stava tutti insieme quando c’era un’unica pista.»
«A Brooklyn c’è questa stanzetta che tiene 600 persone. Si chiama Output Club e dentro non sono ammesse videocamere. Vogliono davvero che la gente si concentri sulla musica, cosa che fa davvero la differenza. Era da tempo che non assistevo a uno scenario simile. Zero bottiglie ai tavoli, zero VIP. È fantastico.»
Ecco, anche questa è per il sottoscritto una piacevole conferma: per trovare feste e serate al cui centro ci sia la musica, bisogna cercare tra i piccoli locali e i piccoli club.

E, a questo punto, tanto vale riportare un altro paio di passi da un'intervista di un altro artista, uno che non le manda a dire, il leggendario Atom TM:

Non ascolto molta musica contemporanea. Non mi affascina perché è troppo vicina a quello che io sto facendo in questo momento e quindi troppo intellegibile. Preferisco ascoltare cose che contengono elementi che fatico a comprendere, ho bisogno di cose che non capisco per essere motivato a comporre ancora.

A Firenze suonerai dentro un evento intitolato ‘Internet Kills’. La politica dell’industria musicale è stato un tema centrale di molti dei tuoi lavori. Come descriveresti il suo stato in questo momento?
Credo che l’industria musicale non faccia eccezione rispetto a tanti altri ambiti della produzione culturale. In questo senso è una piccola parte di un meccanismo economico molto più grande. Per lavoro sono quotidianamente in contatto con festival, etichette, agenzie ed artisti e dunque ho una visione della cosa abbastanza specifica. Una delle questioni principali riguarda il fattore di scala: il sistema imperialistico della major investe ancora enormi cifre sulla promozione di pochi artisti per il grande pubblico mentre una straordinaria quantità di piccole e piccolissime realtà tesse le fila di un complesso sistema underground, sempre più ricco in termini di presenze ma che ha molto poco a che fare con una dimensione economica. Trovo questa situazione molto ispirante ma per niente ideale. Mi pare che questo stato dell’arte sia coerente con molti altri fenomeni leggibili a livello sociale.
Bene, fa piacere che ogni tanto qualcuno si ricordi di guardare in faccia la realtà, invece di fingere che viviamo nel migliore dei mondi possibili.
Ed io posso tornare al mio sabato sera e rilassarmi con un po' di roba buona per le mie orecchie


e poi gustarmi questo:



 (sì.. sto un po' in fissa su Dalì ultimamente).

AGGIORNAMENTO DEL 25/09/2016: scopro che Carl Cox suonerà per l'ultima volta allo Space al party di chiusura e sembra che lo Space chiuda i battenti. Non ho capito se e come e quando riaprirà ma sembra che in ogni caso Carl Cox non ci suonerà più. Un dettaglio in più che può aiutare a capire quali fossero le motivazioni sottostanti alle dichiarazioni del nostro sul degrado di Ibiza e che quindi probabilmente non erano del tutto disinteressate e spassionate. Va be', per quanto mi riguarda è inutile fare il processo alle intenzioni ed indagare oltre... tanto la sostanza non cambia: tempi sempre più bui per la musica indipendente.

martedì 8 dicembre 2015

Back in the days of Afro and Cosmic

Un paio di giorni fa mi sono imbattuto (grazie ad un paio di amici a mezzo Facebook) contemporaneamente in due dj set davvero niente male, questo e questo.
Ascoltandoli non ho potuto fare a meno di ripensare ai bei tempi andati dell'afro e del cosmic sound. Siamo un po' tutti in debito con quel periodo storico ed i suoi protagonisti.
Ho deciso allora di condividere questo articolo, che in realtà era uno dei primissimi che scrissi e che per varie ragioni non avevo ancora pubblicato.

Quando ero un giovincello sbarbato, ero praticamente ignaro dell'esistenza e della storia di un locale leggendario della provincia di Brescia (my beautiful city) chiamato Typhoon. Solo saltuariamente veniva citato da qualche amico o conoscente di qualche anno più grande, il quale non c'era mai stato ma a sua volta ne aveva sentito parlare molto da qualcuno più grande di lui e quindi ne poteva tessere le lodi (e di riflesso poteva bullarsene con me ed i miei amici). Ma, spocchia a parte, non sapeva dire nulla sulla musica e sul viaggio che si sperimentava in quel posto (ed ovviamente al tempo le "cassettine" erano introvabili). Ed anche se lo avesse saputo, probabilmente io per primo non ci avrei prestato molta attenzione perché mi interessava altro.

Poi, anni dopo, mi si accese la curiosità e così cominciai le mie ricerche. Cercavo i dj set del Typhoon e poi del Cosmic, del Chicago e delle altre discoteche di quegli anni ed iniziai a conoscere i vari dj ed i loro stili.
Inizialmente rimasi allibito: avevo avuto una visione del futuro ascoltando suoni provenienti da un passato remoto. Ben poche cose contemporanee mi avevano dato sensazioni così intense.
E trovavo incredibile essere trascinato su ritmi che spesso non superavano i 110bpm.
Successivamente iniziai anche a chiedermi come dovesse essere frequentare quei locali in quell'epoca, cosa significasse fare il dj, collezionare dischi quando l'informatica era pressoché inesistente ed una cosa tipo internet apparteneva solo al mondo della fantascienza.

Musica che arriva allo stomaco, al cuore ed al cervello. Ho passato molto tempo in compagnia di questi dj, che mi portavano nella savana per poi trasportarmi d'improvviso in un angolo remoto della galassia.

Ed ora ho deciso di lasciare anche chi mi leggerà al cospetto di qualcosa che per me è grande. Metto giusto una manciata di link, perché oggi giorno sicuramente è possibile trovare tonnellate di materiale con pochi click. Il mio augurio è però che chi leggerà queste righe intraprenda una vera ricerca (che non vuol dire solo googolare distrattamente). Ne vale la pena.
(Ovviamente questo mio augurio non si rivolge ai figli di un dj minore. E non perché ce l'abbia con loro, semplicemente perché ho l'amara sicurezza che loro non cercheranno mai nulla, ma soprattutto non faranno mai la cosa più importante: non metteranno mai in discussione le loro certezze (troppo faticoso!). Loro sono troppo  à la page e non hanno bisogno né di mettersi in discussione, né di cercare alcunché.)

Buon viaggio.

Da NOTTE ITALIANA:
Beppe Loda: I post hippy anni 70, l'afro in Italia e una vita divisa tra il cercare e il mettere i dischi



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Addio Cosmic (intervista a Daniele Baldelli)