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martedì 14 novembre 2017

venerdì 21 ottobre 2016

Schiller - Poesie filosofiche

LINGUA

Perché lo spirito vivente non appare allo spirito?
Se l'anima parla, allora ahimè! Già l'anima non parla più.

AL POETA

Lascia che la lingua sia per te quel che il corpo è per gli amanti.
La sola cosa che unisce e separa i viventi.

GLI DEI DELLA GRECIA

Premi maggiori erano un tempo concessi
a chi lottava per l'ardua virtù,
e splendidi eroi con le loro gesta
ascendevano verso i beati.
La schiera degli dèi s'inchinava silente
di fronte al difensor dei morti,
ed i Gemelli d'Olimpo guidavano
fra i flutti i naviganti.

Dove sei, bel mondo sereno? Torna,
incantata giovinezza di natura!
Ahimè, solo nella magia dei canti
delle tue meraviglie ancor c'è traccia.
Deserta e a lutto è la contrada,
non scorgo più i divini,
di quell'immagine fremente di vita
non resta ormai che un fantasma.

***




Per tornare domani a liberarsi,
essa si scava oggi il sepolcro, mentre le lune s'intrecciano da sole,
senza posa, in un eterno, identico fuso.
Inoperosi, gli dèi si volsero verso casa,
verso la terra dei poeti, scarto di un mondo
che oscilla solitario,
libero ormai dalla loro influenza.

Sì, tornarono a casa, e presero con sè
ogni bellezza, ogni grandezza,
ogni colore, ogni vita,
lasciandoci solo una parola senz'anima.
Strappati al flusso del tempo,
si rifugiarono sulle vette del Pindo:
quel che vive immortale nel canto
deve perire nella vita.

***

GLI ARTISTI

Quello che la ragione, ormai vecchia,
trovò a stento dopo millenni,
era già rivelato all'intelletto ingenuo
nel simbolo del bello e del grandioso.
Immagini delicate ci indussero ad amar virtù,
un lieve senso si oppose al vizio,
e ben prima della legge di Solone
lentamente germoglia il debole fiore.
Prima che lo spirito, audace,
giungesse al concetto di uno spazio infinito,
chi, senza supporlo, si rivolgeva
al cielo con moti dell'animo?

Urania, meravigliosa e tremenda,
un'aureola al volto di Orione,
in maestà sublime,
contemplata solo da spiriti più puri,
va consumandosi oltre le stelle,
in fuga sul suo trono di luce:
deposta la sua corona di fuoco,
è dinanzi a noi - bellezza.
Avvolta nella cintura della grazia,
si fa fanciullo, ché fanciulli l'intendono.
Quel che oggi sentiamo bello,
ci verrà un giono incontro come verità.

Quando il Creatore bandì l'uomo
dal suo cospetto, nella mortalità,
e gl'impose di ritornare alla luce
lungo un travaliato percorso di sensi,
quando tutti i Celesti volsero da lui lo sguardo,
soltanto lei, l'umana,
volle rimanere accanto al reietto,
e si fece, o generosa, mortale.
Ora aleggia, con inclinato volo,
attorno al prediletto, vicino al senso,
e con tenero inganno gli dipinge
Elisio sulle pareti della sua prigione.
Finché la fragile umanità ha riposato
fra le tenere braccia di simile nutrice,
nulla alimentò la fiamma del fanatismo
né sangue innocente fu versato.
Il cuore, guidato dai suoi dolci lacci,
disdegna la servile scorta dei doveri;
il suo sentiero di luce, bello ma intricato,
cala nell'orbita della moralità.
Chi la serve in modo puro,
più non soggiace all'istinto, né teme la sorte;
come donata da un sacro potere,
riceve la vita spirituale,
il dolce diritto alla libertà.

Beati coloro che - fra milioni i più puri -
son consacrati a servirla,
nei cui petti si degnò di regnare,
e dalle cui bocche, potente, parlò,
prescelti a nutrire il suo sacro fuoco
su altari di eterne fiamme;
dinnanzi ai suoi occhi soltanto si svela,
e che riunisce attorno a sé, in dolce legame!
Siate felici per l'onore concessovi,
dove la suprema norma vi ha posto!
Nel sublime mondo spirituale
vi spetta di primeggiare fra gli umani!

Prima che recaste nel mondo quell'armonia,
che ognuno serve con gioia,
così il creato era dinanzi al bruto -
smisurato scenario, nel nero velo della notte,
e vicino, rischiarato da un tenue raggio,
una mobile schiera di forme
teneva in schiavitù i suoi sensi,
e selvaggia, rozza come lui,
l'impegnava con mille forze.
Legato soltanto al'apparenza
dalla cieca catena dei desideri,
egli perdeva, incapace di goderla,
l'anima splendida della natura.

***

L'arte, per sottrarle l'ombra nella copia,
vi indicò l'immagine sull'onda:
separata dalla sua essenza,
come un suo leggiadro fantasma,
essa si gettò nell'argenteo torrente
per offrirsi a chi la rapisse.
Nel vostro petto si destò l'ombra dell'immagine:
e voi, nobili, attivi, con sabbia e creta
ricreaste quell'amabile parvenza;
nel profilo ne raccoglieste la vita.
Si mosse vivo il dolce piacere del fare,
e la prima opera sgorgò dal vostro petto.

Ferme nella contemplazione,
prigioniere del vostro sguardo,
quelle forme segrete vi sevelarono
l'enigma con cui vi incantavano.
Le norme che agiscono prodigiose,
i tesori della grazia ormai noti,
unì fra loro una mente acuta
nell'opera della vostra mano.
Sorsero piramidi e obelischi,
s'alzarono l'erma e la colonna,
sgorgò dal flauto la melodia silvestre,
e nel canto vissero i trionfi.

***

L'anima si liberò, allora,
dal sonno dei sensi; grazie a voi,
lo schiavo si affrancò dalla pena
e balzo nel grembo della gioia.
Crollò il cupo confine dell'animalità,
umane divennero le fronti rasserenate,
e il pensiero, sublime straniero,
scaturì dalle menti stupite.
Ora l'uomo era eretto, volgeva
alle stelle il suo sguardo regale,
mentre il suo occhio, espressivo,
ringraziava la luce del sole, lontana.
Il sorriso fiorì sul suo volto,
l'ispirato gioco della voce
si trasformò in canto,
il sentimento animò l'occhio commosso,
mentre riso e tenerezza, graziosamente uniti,
si profusero dalla bocca divina.

***

L'arte creatrice, che affiorò semplice
dall'argilla e dalla creta,
racchiude con segreta vittoria
l'infinito regno dello spirito.
Quel che si conquista solo nella scienza,
essi lo scoprono e lo conquistano per voi.
Solo fra le vostre braccia
il pensatore godrà dei tesori accumulati,
solo se la scienza, addolcita al calore della bellezza,
si nobiliterà ad opera d'arte,
se salirà con voi su di un'altura,
e al suo sguardo, nella tenue luce della sera,
si aprirà d'un tratto l'armoniosa valle.

***

DETTI DI CONFUCIO

I

Triplice è il passo del tempo:
esitante si avvicina il futuro,
il presente s'invola come saetta,
eternamente muto ristà il passato.

Quando si sofferma,
nulla gli affretta il passo.
Quando fugge, timore e dubbio
non ne frenano la corsa.
Né rimorso né incantesimo
possono commuoverlo mentre è fermo.

Se vuoi concludere felice e saggio
il viaggio della vita,
prendilo a consiglio mentre indugia,
non renderlo strumento del tuo agire.
Non farti amica la fuggevolezza,
né l'immobilità, nemica.

II

Triplice è la misura dello spazio:
la lunghezza tende senza posa lontano,
incessante; l'ampiezza, nella distanza,
si riversa senza fine; e senza fondo,
s'inabissa la profondità.

Abbile come un'immagine:
se aneli alla perfezione,
devi tendere innanzi, senza posa,
giammai restare muto e stanco;
devi schiuderti all'ampiezza,
se il mondo ti si deve modellare;
devi discendere l'abisso,
se l'essenza ti si deve mostrare.

Solo chi insiste perviene allo scopo,
solo la pienezza porta alla luce,
e, nell'abisso, dimora la verità.

mercoledì 25 novembre 2015

Il DIRETTORE, il POETA del teatro, il FACETO





     IL DIRETTORE.
     Voi due che solete essere il mio consiglio e il mio ajuto, su ditemi: che sperate voi in paese tedesco dalla nostra impresa? Io ho gran desiderio di dare nel talento della moltitudine, da che in ultimo ella vive e lascia vivere. Le travi sono confitte, inchiodate le tavole, ogni cosa in pronto, e ciascuno si promette una lieta e magnifica festa. Già seggono cheti, con sopracciglia inarcate e vogliosi di fare le maraviglie. Ben io so quello che ne rende benevoli i più, e nondimeno io non sono mai stato in più dura irresoluzione. Perché è il vero che costoro non sono gran fatto usi alle squisitezze, ma hanno pur letto tanto che è uno spavento. Come ne usciremo adunque? come troveremo alcuna cosa che abbia novità e nel tempo medesimo non sia sciocca? Ché il vo' pur dire, a me il il popolo piace oltremodo quando il veggo traboccar sia torrenti verso il nostro casotto, e urtando e sbuffando voler di forza insaccarne la porta, come se la fosse quella del cielo. Bello è vederlo nel pieno giorno, prima delle quattro, far serra intorno al botteghino, e come nel dì della fame per pane allo sportello d'un fornajo, per poco non fiaccarsi il collo per un biglietto. E un sì gran miracolo sopra tanta varietà di animi sa farlo il solo poeta. Oh! fammelo, amico mio! fammelo oggi.


     IL POETA.
     Deh, non mi parlate di quel tuo volgo multiforme, dinanzi al quale fugge e si oscura l'ingegno. Celami all'ondante moltitudine che nostro mal grado ne travolge nella vorticosa sua piena. Oh, lungi da essa!ponimi nelle romite e serene regioni, dove candida gioja può sol fiorire al poeta; dove l'amore e l'amicizia gli vegliano intorno, e gli compartono tutto ciò che più fa beato il nostro cuore.

Ahi, e quello che prorompeva dal petto profondo e quello che mormoravi con timido labbro — quando riprovevole, e quando forse non indegno di lode — egli ti è capricciosamente ingojato dall'istantanea fortuna. E sovente ancora è bisogno del volgere degli anni perché il nostro concetto appaja splendido di bellissima forma. Ciò che subito sfavilla muore rapidamente, ma il semplice e sincero si riserva alla posterità.


     IL FACETO.
     Io vorrei pur una volta non udir parlare della posterità; perché, poniamo ch'io pure non avessi altro nel pensiero che i posteri, chi più darebbe sollazzo a' presenti? ed ei pur vogliono e devono averne. Né mi par poi che un giovane di bel garbo sia da stimarsi nulla perché vive oggi. Chi sa gradevolmente compiacere agli animi altrui non avrà mai a dolersi dei dispetti del volgo; anzi egli si desidera una gran raunanza perché gli verrà meglio fatto di sollevarla. Però siate animoso: mettetevi innanzi come modello; lasciate spaziare la fantasia col suo corteo del senno, degli affetti, delle passioni; ma — date retta — vuoi esservi anche la pazzia.


     IL DIRETTORE.
     Sopra tutto non siatemi scarso di eventi. Viensi per vedere; quello che importa è vedere: date pascolo agli occhi, e quando giugniate a farli ben bene spalancare alla moltitudine, voi siete sicuro del fatto vostro, siete l'amore, siete il vezzo di tutti. Solo col molto attrarrete i molti, perché in una faraggine di cose ciascuno ne raccapezza qualcuna che fa al caso suo. Chi porta molto porta per tutti, e tutti se ne tornano a casa col contento nel cuore. Pagate in ispiccioli; — mescete sapori d'ogni sorta, e un simil manicaretto andrà ad ogni gusto, e voi sarete alzato in cielo. Subito immaginato e subito imbandito. Che vi giova stillarvi il cervello per offerire alcun che d'intero? Il pubblico ve lo mette tosto in minuzzoli.


     IL POETA.
     Voi non v'accorgete quanto un sì fatto mestiere sia vile; quanto sconvenevole all'artista che ha a cura il suo nome. Gl'imbratti di non so che odierni guastamestieri sono ormai, ben veggo, i vostri modelli.


     IL DIRETTORE.
     Io non mi piglierò a male i vostri rimproveri; che chi voglia fare buon'opera deve pure scegliere gli istrumenti più acconci. Ora avvertite che son legne fradice che vi bisogna schiappare, e considerate un po' per chi vi è domandato di scrivere. Mentre gli uni son qui sospinti dalla noja, gli altri ci vengono pieni zeppi di cibo, e, quel che è peggio, parecchi hanno pur dianzi letto la gazzetta. Tutti tirano sbadati alla nostra volta come n'andassero alle mascherate, e solo la curiosità dà ali ai loro piedi. Le dame si assettano quanto più sanno, e sfoggiate fanno spettacolo di sé per nulla. Ora, che vi state voi sognando in sulla cima del vostro parnaso? E chi è, secondo voi, che ci rallegrerà cotesta brigata? Mira tali ben da presso quei nostri mecenati: parte sono di gelo, parte son ceppi: e chi dopo la commedia si promette una partita alle carte, e chi una cosa, chi l'altra; e voi vorrete, poveri pazzi, tribolare le dolci muse per simile stampa di gente? Io vel ridico, pascetela di maraviglie; dategliene giù e giù, e vie più giù, che a questo modo ne verrete a capo. Gli uomini bisogna stordirli, che contentarli è arduo. — Ma che è di voi? patite, o vi agita l'estro?


     IL POETA.
     Va a cercarti un altro schiavo! Sì, in vero che il poeta dovrà a tuo beneplacito profondere le alte sue facoltà – il maggior dono di cui la natura fosse provvida all'uomo! Ond'è ch'egli agita ogni petto? Ond'è ch'ei regna sulle intrinseche virtù che informano le cose? Non fosse per l'armonia ch'egli spande fuori di sé, e ne ravvolge il creato e lo attira e ricompone nell'anima sua? Mentre la natura trae alla conocchia e con indifferenza torce il perpetuo svolgersi dello stame; e mentre la confusa moltitudine delle esistenze muove discorde in qua e là, e le une cozzano dissonando contro dell'altre, — chi pone ordine in quel fastidioso, interminabile succedersi loro, e le avviva e lega in geniale concordia? Chi richiama l'errante e lo scompagnato ad affratellarsi cogli altri mortali? Chi scioglie le procelle delle passioni? Chi rasserena il rigido pensiero dell'uomo nella sera della vita? Chi sparge i soavi fiori della primavera sul cammino della donna innamorata? Chi intreccia le inutili fronde e ne fa onorevol ghirlanda al merito di ogni maniera? Chi preserva l'Olimpo? chi riconcilia gli Dei? La gran possanza dell'uomo rivelatasi nei poeti.


     IL FACETO.
     E usatele adunque sì belle facoltà, e fate ire innanzi il lavoro poetico al modo di una ventura d'amore. Ben sapete; ci avviciniamo per caso, proviamo non so che allettamento, rimaniamo, e passo passo eccoci avviluppati: alle speranze si mescono le ansietà, alle piene beatitudini seguono le ruine, e prima che ce n'avveggiamo abbiam fatto un romanzo. Orsù, diamo noi pure uno spettacolo su quell'andare. Sol fate di cercare ben addentro alle viscere della vita: tutti la vivono; ma è nota a pochi, e di qualunque lato la sappiate pigliare la è sempre interessante. Voglionci fantasie di ogni colore e non troppa chiarezza; voglionci molti errori temperati da qualche barlume di vero, e ne riesce, senza alcun fallo, un cordiale che ristora ogni petto. E il bel fiore della gioventù vi fa cerchio d'intorno e porge orecchio alle vostre rivelazioni; e ogni tenera anima si sente stillar dentro una soave mestizia: ora è commosso questi ed or quegli; ognuno si ricorda di sé in altrui o scorge nelle vostre finzioni quel ch'egli porta nel cuore. E sono ad un tempo facili al ridere e facili al piangere; ammirano il volo del vostro ingegno, e si dilettano sopra ogni cosa degli apparimenti e degli sfoggi. Nulla contenta l'uom fatto, ma la crescente gioventù piglia ogni cosa in buon grado.


     IL POETA.
     E tu rendi a me pure i miei anni immaturi; quando il fiume del canto sgorgava rigoglioso e perenne; quando fra me e il mondo era un velo di nubi, — e il calice ancor ravvolto in sul cespo mi era presago di meravigliose fragranze; — quand'io coglieva gl'innumerevoli fiori profusi per ogni valle. Io non aveva nulla, e non pertanto io aveva a pieno; perché io avevo l'amore infaticabile del vero e la soavità dell'illusione. Rendimi il mio selvaggio talento; l'affannata felicità, la forza dell'odio e l'impeto dell'amore, — rendimi la mia giovinezza.


     IL FACETO.
     Della giovinezza, mio buon amico, tu avresti veramente bisogno, se tu fossi d'ogni intorno incalzato dal nemico in battaglia; se la corona, premio della rapida corsa, ti accennasse di lontano la meta o, se, dopo l'impeto vertiginoso della danza, tu dovessi tutta notte gozzovigliare. Ma toccare con lena e leggiadria le docili corde; muovere con piacevole errore verso un segno postoci innanzi da noi a diletto, quest'è, miei dolci vecchi, l'ufficio vostro, e non pertanto noi non vi onoriam meno. Ché la vecchiaja non ci ritorna, come suol dirsi, fanciulli, ma ben ci fa rigodere veramente della fanciullezza.


     IL DIRETTORE.
     Orsù, non più parole, ma fatti; ché mentre voi ve la passate. in complimenti, puossi far cosa profittevole. Che rilevano i tanti cicalecci di quel che si richiede a ben poetare? Nessun fervido estro agiterà mai il petto degli irresoluti; e poiché volete pur dirvi poeti, vi è d'uopo avere la poesia ai cenni vostri. Ormai vi è noto quello che ne bisogna: noi vogliamo ber forte, però mesceteci conforme la voglia, e tosto! Ciò che non si toglie a far oggi non è fatto domani, e mandare in lungo è rare volte da savio. L'uomo risoluto piglia di tratto un partito nel crine, e il tiene e seguita innanzi perché non può dismettere.

Voi sapete che sulle scene tedesche ciascuno tenta ciò che gli viene in talento; laonde non vogliate oggi perdonare né ad apparati né a macchine; giovatevi del maggiore e del minore luminare del cielo, profondete le stelle; noi abbiamo in pronto e acqua e fuoco e rocce e fiere ed uccelli; squadernate quindi in questa casipola di assi tutta quanta la creazione, e con ponderata velocità calate dal cielo, e attraversando per la terra, discendete all'inferno.

lunedì 29 dicembre 2014

LE IMPERDIBILI POESIE DI SEAN O' SHAWN + POST SCRIPTUM

Finalmente sono arrivate le feste natalizie e di conseguenza un po' di meritatissime ferie.
e allora ne approfitto per pubblicare un post letterario, e lo faccio in grande stile, pubblicando un'analisi approfondita di una poesia del grande poeta irlandese Sean O' Shawn (come?! non l'avete mai sentito nominare?!)
(Per poter leggere dovrebbe essere sufficiente cliccare sulle immagini. Se non dovesse essere sufficiente salvatele e visionatele con il vostro programma di visualizzazione di immagini preferito. Se tutto ciò rappresenta uno sbattimento troppo grande, fate a meno di leggere.)










Tratto da: Woody Allen "Citarsi Addosso"


PS (molto importante): il 19 dicembre scorso ho suonato al bar Piazzetta, ma, ahimè ho dimenticato di scriverlo qua sul blog. Per farmi perdonare, ho deciso di postare un paio di immagini del grande evento.

"se non capisci il minimalismo del bar Piazzetta non sei nessuno" cit. Andrea Blesio


il sottoscritto

martedì 5 novembre 2013

al lustrascarpe



l'equilibrio è garantito dalle lumache che
si arrampicano sugli scogli di Santa Monica;
la fortuna consiste nell'andarsene per la Western Avenue
e avere le ragazze della casa
d'appuntamenti che ti urlano: << Ciao dolcezza! >>
il miracolo è avere 5 donne che ti amano
quando hai 55 anni,
e il bello è che sei in grado di amarne
una sola.

il dono è avere una figlia più gentile
di quanto tu non sia, il cui sorriso sia
più buono del tuo.
la pace viene dal guidare una
Volkswagen blu del '67 lungo le strade come
un teenager, alla radio The Host Who Loves You
Most, viene dal sentire il sole, dal ronzio tranquillo
del motore rifatto
quando sgusci nel traffico.
la grazia è saper amare la musica rock
la musica sinfonica, il jazz...
qualunque cosa contenga l'energia originaria
della gioia.

e la probabilità che ritorna
è la fase calante della tristezza profonda
quando non riesci a sollevarti
chiuso tra mura a ghigliottina
rabbioso al suono del telefono
o al rumore di qualcuno che passa;

ma l'altrà probabilità -
l'euforia melodiosa che inevitabilmente segue -
fa sembrare la cassiera
del supermercato uguale
a Marilyn
a Jackie prima che beccassero il suo innamorato di Harvard
alla ragazza del liceo che tutti seguivamo
fin sotto casa

ecco quel che ti aiuta a credere
in qualcosa oltre alla morte:
qualcuno che si avvicina in auto nell'altro senso
lungo una strada troppo stretta,
e lui o lei si spostano per lasciarti
il passo, o il vecchio lottatore Beau Jack
che lucida scarpe
dopo aver dilapidato il gruzzolo
in feste
donne
e piattole,
e sospira, soffia sul cuoio,
lavora di straccio
alza gli occhi e dice:
<< che diavolo, per un po' ho avuto
la vita in pugno
meglio di niente >>.

mi sento amaro a volte
ma il sapore è stato spesso
dolce. solo che avevo paura
di dirlo. è come quando
la tua donna ti chiede:
<< dimmi che mi ami>>, e
tu non ci riesci.

se mi vedrai ridere dalla
mia Volkswagen blu
passare al giallo
guidare diritto nel sole
allora sarò stretto
tra le braccia di una
vita pazza
pensando ai trapezisti
ai nani dagli enormi sigari
a un inverno russo dei primi '40
a Chopin col suo sacchetto di terra polacca
a una vecchia cameriera che mi porta
una tazza di caffè gratis e portandomela
ride.

mi piace più che tu non creda
la tua parte migliore.
gli altri non contano
se non perchè hanno dita e teste
e qualcuno ha occhi
e quasi tutti hanno gambe
e tutti hanno
sogni brutti o belli
e una strada da fare.
la giustizia è ovunque e funziona
e le mitragliatrici e le rane
e le siepi te lo
diranno.



tratta da:
"L'amore è un cane che viene dall'inferno"
Charles Bukowski


photo credit: Charles16e via photopin cc

mercoledì 25 settembre 2013

Milton Erickson - La mia voce ti accompagnerà

Milton Erickson è stato uno psichiatra, psicologo e terapeuta statunitense. Ma più di tutto era un grande ipnotista, un grande innovatore.


Ora, io mi sono ritrovato a leggere questo libro di Erickson ed ad essere incuriosito per l'ipnosi fondamentalmente perchè anni fa mi ero interessato dei meccanismi di funzionamento dei mass media, della propaganda moderna e del marketing. E in questi ambiti l'ipnosi così come altri raffinatissimi strumenti comunicativi e psicologici sono utilizzati a tonnellate.
Non solo, interessandomi di meditazione capitava spesso di imbattermi nell'ipnosi. D'altra parte le due hanno sicuramente qualcosa in comune (e forse, un giorno, se mi vorrò fare del male, tenterò l'impresa di scrivere un post su questo tema).
Inoltre, ho capito che l'ipnosi è uno strumento che permette di entrare in comunicazione con una parte profonda di sè stessi.

Il modo di fare terapia di Erickson non si serviva solamente dell'ipnosi ma spesso faceva uso di istruzioni apparentemente folli e senza senso oppure racconti a volte bizzarri ma che innescavano cambiamento nell'interlocutore, gli aprivano la mente a nuove intuizioni.
Ed infatti la lettura di questo libro, che è una raccolta dei suoi aneddoti e racconti terapeutici, mi ha spaccato la testa :D .

Ho scelto qualche racconto da riportare qui sul blog.



***
L'occhio innocente

   Quando pensiamo al vedere le cose con occhi nuovi, come per la prima volta, ci tornano in mente alcune note tecniche di meditazione. Ne Il libro dei segreti, Bhagwan Shree Rajneesh descrive un sutra nel quale la tecnica è la sguente: "Guardate una bella persona o un qualunque oggetto come se fosse la prima volta che lo vedete". Rajneesh sottolinea che abbiamo preso l'abitudine di non vedere gli oggetti familiari, gli amici, la famiglia. "Dicono che non c'è niente di nuovo sotto il sole. In realtà, non c'è niente di vecchio sotto il sole. Solo gli occhi diventano vecchi, abituati alle cose; allora niente è nuovo. Per i bambini ogni cosa è nuova: è per questo che ogni cosa li eccita...". Rajneesh termina il capitolo con le parole: "Guardate con occhi nuovi, come se fosse la prima volta... Ciò darà nuova freschezza al vostro sguardo. I vostri occhi diventeranno innocenti. Occhi così innocenti sono in grado di vedere. Occhi così innocenti sono in grado di penetrare nel mondo interno".
   [...] L'importanza di guardare con occhio limpido, 'aperto', è sottolineata sia in questo capitolo che nel successivo: "Osservare: notare le differenze". La differenza principale è che, in quest'ultimo, i racconti forniscono esempi di una visione 'educata' alla limpidezza, che si serve dell'esperienza per interpretare i dati della realtà.

Pensare come i bambini

   Come possiamo imparare a pensare di nuovo come i bambini e a ritrovare un po' di creatività?
   Osservate i bambini piccoli. La mia figlia minore ha fatto il college in tre anni, ha preso il diploma nel quarto anno e ha finito la scuola di Medicina in altri due anni e nove mesi. Quando era molto piccola faceva sempre dei disegni, e mentre disegnava diceva: "E' difficile fare questo disegno. Spero di finirlo presto, così saprò cos'è che sto disegnando".
   Osservate i bambini piccoli quando disegnano. "E' una stalla? No, è una mucca. No, è un albero". Il disegno è qualsiasi cosa loro vogliono che sia.
   La maggior parte dei bambini piccoli ha una buona immaginazione eidetica, e alcuni hanno dei compagni di gioco immaginari. Possono fare una festa, che possono tramutare in un gioco nel frutteto. Poi possono tramutare quella festa nel frutteto in una caccia alle uova di Pasqua. I bambini sono molto ignoranti, così hanno molto spazio per tramutare le cose.
   In stato di trance, avete al vostro servizio miliardi di cellule cerebrali che ordinariamente non utilizzate. E i bambini sono molto onesti. "Non mi piaci", là dove voi direste: "Piacere di conoscerla".
   In società, voi seguite degli schemi molto precisi, senza rendervi conto che state ponendo dei limiti al vostro comportamento. Nella trance ipnotica, siete liberi.

***

Osservare: notare le differenze

   In questo capitolo, Erickson non si limita a evidenziare l'importanza dell'osservare e del notare le differenze, ma fornisce ance diversi esempi della creazione di situazioni tali da permettergli di osservare certi fenomeni, dai quali ricavare rilevanti informazioni. In altre parole, nel caso in cui il paziente stesso non si comporti in modo da collaborare o fornire informazioni (come fa il paziente de "Lo psichiatra giusto"), Erickson crea una situazione che faciliti tale comportamento. Di solito chiamiamo 'test' queste situazioni che noi stessi creiamo.
   [...] Nei racconti che seguono, l'osservazione è connessa al giudizio e all'esperienza.

Una gradazione di verde diversa

   Mandai uno dei miei pazienti, un eroinomane, a sedersi sul prato fino a che non fece una fantastica scoperta! Era un allergologo e aveva una fenomenale percezione dei colori. Dopo circa un'ora e mezza che se ne stava seduto sul prato, entrò di corsa in casa e mi disse: "Ma lo sapeva che ogni filo d'erba ha una gradazione diversa di verde?". E me li sistemò davanti dal più chiaro al più scuro. Era talmente sorpreso! La quantità di clorofilla varia da foglia a foglia. La clorofilla varia secondo la piovosità della stagione, secondo la fertilità del suolo.
   Un'altra volta, lo feci sedere sul prato con la faccia rivolta a Est. Venne dentro e disse: "Il cipresso nel lotto accanto è inclinato verso il sole, pende verso Sud. Ho fatto il giro e ho guardato e ho scoperto che nel prato lei ha cinque cipressi, e che pendono tutti verso Sud".
   "L'ho scoperto la prima volta che sono venuto a Phoenix, girando per la città, verificando la cosa", dissi io. "La prima volta che ho visto una pianta eliotropica la cosa mi ha stupito. Di solito uno pensa che gli alberi crescano su dritti. E una pianta eliotropica! Guardando un girasole si può dire che ora è".
   Avete mai sentito parlare di una aiuola-orologio? Mia nonna aveva un'aiuola-orologio. I convolvoli si schiudevano di prima mattina, certi altri fiori si schiudevano alle sette, altri alle otto, altri alle nove, altri alle dieci, altri ancora a mezzogiorno. E poi c'erano le primule della sera, per esempio. Il cereus si schiude verso le dieci e mezza o le undici di sera.

   L'allergologo, esercitato a distinguere le diverse colorazioni della pelle, aveva naturalmente sviluppato anche una generalizzata capacità di percepire sottili distinzioni di gradazioni e di colore. Naturalmente, mentre opportunamente parla dell'importanza di osservare i fenomeni naturali, Erickson ogni tanto presenta delle suggestioni di 'apertura'. I suoi commenti servono da suggestione postipnotica, cosicchè ogni qualvolta l'ascoltatore vede una pianta eliotropica o delle primule della sera, farà associazioni sulla 'apertura'. Come conseguenza, può reagire con un'apertura, non solo percettiva, ma anche emotiva.

***
Imparare per propria esperienza

Avere sei anni

   La settimana scorsa ho ricevuto una lettera da mia nuora nella quale mi parla del sesto compleanno di sua figlia. Il giorno dopo, la bambina aveva fatto qualcosa per cui la madre l'aveva sgridata e lei le aveva detto:
   "E' terribilmente difficile avere sei anni. Ho avuto solo un giorno di esperienza".

Sogni

   Quando andate a letto la sera, andate a letto per dormire... forse sognare. E nel sogno, non intellettualizzate, vivete. Avevo rifiutato di dare delle caramelle a mio figlio Lance. Gliavevo detto che ne aveva già avute abbastanza. Il mattino seguente, si svegliò molto contento. "Mi sono mangiato tutto il sacchetto", disse.
   E quando gli feci vedere che nel sacchetto c'erano ancora delle caramelle, pensò che dovevo essere uscito a comprarne altre, parchè sapeva di averle mangiate. E le aveva effettivamente mangiate, in sogno.
   Un'altra volta, Bert aveva fatto i dispetti a Lance, e Lance voleva che io punissi Bert. Io mi rifiutai. Il mattino seguente, Lance mi disse: Sono contento che hai dato una bella bastonatura a Bert, ma non dovevi usare una mazza da baseball così grossa". Sapeva che avevo punito severamente Bert. Aveva tramutato il suo senso di colpa per il fatto di desiderare che il padre punisse Bert in una critica alla severità della mia punizione. In ogni caso, gli era successo qualche cosa.
   Molti soggetti che tendono ad intellettualizzare, invece di entrare in trance, qualche sera, mentre stanno pensando ad altre cose, possono sognare di essere in trance. E, in quello stato di trance del sogno, posso fare certe cose. Il giorno successivo, vengono e mi dicono: "Ho sognato una soluzione per quel problema". La terapia consiste fondamentalmente nel fornire all'inconscio la motivazione a fare uso delle molte e svariate cose che ha appreso.

   Ci sono esperienze di tutti i tipi, e sognare è un tipo di esperienza. In questa storia, Erickson sta anche sottolineando che, se l'ipnosi può non funzionare, la terapia portebbe farlo. In altre parole, può accadere che il paziente vada a casa e completi il lavoro in un sogno. Dopo aver sentito questo racconto, a un paziente intellettualizzante può accadere di andare a casa e sognare di andare in trance.

***

Niente male eh?


sabato 14 settembre 2013

Saggezza Wu-Tang

Nei primi anni 90 ascoltavo quasi esclusivamente roba hip hop e quando per la prima volta scoprii il Wu Tang Clan rimasi stupefatto: le rime degli mcs mi rimbalzavano nella testa e quei beats avevano un sound davvero strano ed oscuro. Ai tempi non capivo molto di ciò che raccontavano nelle canzoni ma ci capivo a sufficienza da sapere che il genio di quello stile sonoro ed una delle menti principali del gruppo era RZA.
Oggigiorno, non so bene perchè, forse è riaffiorata un parte di me di quell'epoca, sono finito al concerto del Wu Tang a Milano e mi sono preso The Wu Manual e The Tao Of Wu.



Credo che mi abbia spinto ad acquistare quei libri la volontà di conoscere più a fondo il suo mondo e capire che tipo di spiritualità e saggezza potesse trattare. Intendo dire che quello che mi sono domandato è stato:
"Come avrà fatto uno vissuto in mezzo alla povertà, alla droga ed alla violenza, costantemente in lotta per la sopravvivenza, ad aver dato importanza e tempo a certe filosofie, averle conosciute a fondo ed averne tratto una qualche utilità?"
I libri hanno dato una risposta ai miei interrogativi, in particolare The Tao Of Wu.

Leggendoli ho capito che RZA è un mite osservatore della vita che vive, trae insegnamenti dagli eventi che lo circondano e lo attraversano e coltiva con curiosità ogni stimolo che accenda una lampadina nel suo cervello. Egli racconta che fin da piccolo è entrato in contatto nei modi più disparati con varie forme di saggezza, conoscenza e religione. Narra il suo arrivo nei project newyorkesi e di come si fosse adattato alla vita nel quartiere (Avevo 17 anni ed ero una sorta di contraddizione con le gambe. Giravo in metropolitana con una enorme catena d'oro in stile Big Daddy Kane intorno al mio collo, il mio libro delle 120 Lezioni ed una pistola .38 infilata in una tasca all'interno) arrivando, per necessità, a diventare anche uno spacciatore (Intorno al 1991, le cose andavano male per noi a New York. [...] Chiesi in prestito un po' di soldi da GZA e li diedi a Ghost - poichè Ghost era già un venditore di strada - e gli dissi  "Ghost, vai a prendere ciò che ci serve.").

Mentre narra la sua storia, illustra come costruisce la sua saggezza, imparando dalle fonti più disparate:
bibbia
5 Percent Nation
Film di kung fu
Tai Chi
Buddismo
Fumetti
Scacchi
...

Ma nel libro c'è anche la descrizione del suo rapporto con la famiglia e gli amici, il progetto del Wu Tang e del rapporto con gli altri membri, i momenti di perdizione, di svago e di divertimento.
Ed ovviamente parla anche di musica:

Ma il fatto è che fino a quel punto ero stato un nerd: assorto dentro libri, dicevo: "Sì, signore, no, signora," andavo in chiesa ogni domenica. Avrei anche potuto essere nel quartiere, ma vivevo nella mia testa . Ciò cambiò nell'estate del 1976.
Qualcosa stava accadendo a New York, quell'anno. C'era una forza nell'aria che non aveva ancora un nome. Ed un pomeriggio, era viva ad una festa di quartiere a Park Hill project a Staten Island. Ci ero andato per incontrare mio cugino Gary, che sarebbe diventato GZA. Lì, tra due edifici in cui i ragazzini giocavano a stickball, alcuni Djs avevano collegato i loro impianti nelle luci. Ricordo di camminare, sentire il suono, percepire l'energia, e venire risucchiato. C'era Dj Jones, e gli MCs erano MC Punch e Quincy. Stavano sul microfono dicendo solo un paio di rime molto semplici, le stesse due o tre linee per tutta la notte. Quello era il rap di allora - solo uno o due frasi ripetute. Come un mantra. E quando sentii quel beat e quelle rime, provai un euforia non riesco nemmeno a spiegare. Finii per stare lì tutta la notte, senza tornare a casa fino a 11:00 e prendendo qualche frustata sul culo da mia madre.
Perché in quel parcheggio, ho sentito l'amore della mia vita che mi chiamava. 
La notte si stava raffredando; ballavo con una ragazza - io ad appena otto anni che facevo il bullo, strusciandomi su di lei , facendola impazzire . Poi ho sentito uno di quegli MCs.
A quel tempo, le canzoni sono state cantate. Gli strumenti suonati. Quella era la voce di un uomo che pronunciava parole sopra la musica. Sembra pazzesco ora - ho scritto migliaia e migliaia di liriche da allora, perfino liriche che saltano fuori dalle rime popolari di Holli [suo zio ndr] con il gruppo Gravediggaz , su un album chiamato Six Feet Deep. Ma quella notte, quelle erano le prime parole che ho sentito pronunciare sopra un beat. E' come è detto nel Vangelo di Giovanni: "In principio era il Verbo". E, per me, quelle parole non furono semplicemente liriche rap . Avevano parlato a qualcosa di insito in me. Se chiedete a mio fratello maggiore, vi dirà che leggevo Dr. Seuss in rima e ritmo all'età di tre anni. Ma fino a quella sera, avevo vissuto solo nella mia testa. Queste parole e questa musica, erano una chiamata - una chiamata a qualcosa di profondo dentro di me . Erano una chiamata alla mia anima . Ed è accaduto ad un semplice party rap, pochi versi per tutta la notte.
     Dip-dip, dive
     So-So-cialize
     Clean your ears
     Open your eyes

... e in effetti si sente che per RZA ed il Wu Tang Clan il rap è più che un semplice hobby...


mercoledì 31 luglio 2013

Adam Bradley - Book of Rhymes



Allora, per il momento ho letto solo la parte sulle rime che ripropongo in sintesi. Ma il libro è suddiviso così (senza tener conto del prologo, epilogo, note ecc..):

Part 1:
  • Rhythm
  • Rhyme
  • Wordplay
Part 2:
  • Style
  • Storytelling
  • Signifying
Detto questo, vediamo un po' 'ste benedette rime.
(NOTA: a mia totale discrezione, ho tradotto alcuni vocaboli, mentre altri li ho lasciati in inglese)

Due parole sulle rime.
"as the rhythm's designed to bounce
what counts is that rhyme's designed to fill your mind"
La rima è concordanza di suono. Ci incanta perchè crea dentro di noi un'aspettativa e ci condiziona a riconoscere percorsi di suoni, ad associare parole che la mente istinitivamente riconosce tanto collegate quanto distinte. Così essa nel rap delinea il flow, il modo con cui il rapper naviga sul ritmo e sul groove.


Allora, cominciando dai meccanismi più semplici:
  • Rime monosillabiche: come "bat e "cat"
  • "End rhyme": cioè rime alla fine di un verso
  • "Couple": coppie di rime ogni due versi
queste sono tipiche della old skool, ma col tempo gli MC hanno cominciato ad usare:
  • Rime multisillabiche
  • "Broken rhyme": ottenute con 2 o più parole e spesso associate a rime multisillabiche
"I'm different, so don't compare me to ANOTHER 
Cause they can't hang, word to the MOTHER"

"EsCARGOT, my CAR GO, one sixty, swiftly"
  • Rime interne: cioè rime all'interno dello stesso verso
"while others EXPLORE to make it HARDCORE
I make it HARD FOR wack MCs to even step inSIDE THE DOOR
'Cause these kids is RHYMING, SOME-TIMING
And when we get to racing on the mic, they line up to see
The lyrical KILLING, with steined egos on the CEILING"
De La Soul
Qui addirittura è assente la rima finale nel terzo verso, questo grazie proprio alla presenza delle rime interne che permettono minori restrizioni soddisfando comunque le esigenze dell'ascoltatore.


La libertà nel rappare ha portato gli MCs ad utilizzare anche:
  • "slant rhyme": parole che condividono gli stessi suoni consonanti finali, ma diversi suoni vocali (es. "all" e "bowl"). A differenza delle rime perfette (stesse vocali e stesse conosnanti) questo tipo di rime ci imbrogliano un pochino, negandoci la soddisfazione della completezza e creando tensione creativa.
  • "transformative rhyme" ovvero ottenere una rima distorcendo la pronuncia di una parola es. juicy 
"We used to fuss when the landlord DISSED US
no heat, wonder why CHRISTMAS MISSED US.
BIRTHDAYS was the WORST DAYS
now we sip champagne when we THIRST-AY"
  • "apocapted rhyme": una parola monosillabica rima con una parte accentata di una parola multisillabica.
"The LAST BATTER to HIT, BLAST, SHATTERed your HIP
smash any SPLITter or FASTball, that'll be IT


Ma oltre alle rime vengono anche usate:
  • Alliterazioni: ovvero ripetizione del suono consonante iniziale.
"Rap rejects my tape deck, eject projectile
whether Jew or Gentile, I rank top percentile
many styles, more powerful than gamma rays,
my grammar pays like Carlos Santana plays"
  • Assonanze: ripetizione di suoni vocali non accentati
Un esempio dell'uso di entrambe:
"Now who's the king of these rude ludicrous lucrative lyrics
who could inherit the title, put the youth in hysterics
using the music to steer it, sharing his views and his merits
but there's a huge interference - they're saying you shouldn't hear it"

Naturalmente tutte queste possono comparire in pochi versi:
Out on BAIL fresh outta JAIL, California DREAMIN'
soon as I stepped on the scene, I'm hearin hoochies SCREAMIN' 
Qui in due versi sono presenti rime interne e finali, alliterazioni ed assonanze.


Infine c' è
  • "chain rhyme": è una tecnica attraverso la quale un poeta intraprende una singola rima per una serie di versi ottenendo una sorta di effetto ipnotico. (Di questo non metto esempi perchè quelli riportati nel libro sono tratti da canzoni che non mi piacciono :D ).

La rivoluzione delle rime del rap non è avvenuta per gradi, ma a sbalzi, con singoli artisti portatori di nuovi modi di rimare, spesso andando contro le pratiche prestabilite del periodo.
Lo sviluppo delle liriche è avvenuto anche per necessità: nuove rime nate per calzare la crescente complessità ritmica e melodica nelle produzioni strumentali. Nuove ritmiche richiedono nuove rime.

Ecco finalmente sono riuscito a completare questo post letterario. Ora posso bullarmi di avere un blog di un certo spessore.



mercoledì 12 giugno 2013

Freschi di consegna

Ieri mi sono arrivati questi, dopo una lunga attesa.



Per ora ho solo dato una sbirciatina ad ognuno di essi e l'idea sarebbe di scrivere con calma un bel post per ognuno, ma anche più di uno, nel caso la lettura mi fomentasse particolarmente.

"The book of rhymes" è in sostanza un saggio di letteratura nel quale si sostiene che il rap potrebbe essere considerato la più rivoluzionaria innovazione nella poesia degli ultimi 30 anni. Ricco di analisi, la parte che più mi interessa è quella proprio sulle metriche e sulle rime.

"The Wu-Tang manual" è un libro che descrive un po' tutto il mondo del Wu-Tang: componenti del gruppo, influenze, testi e musica.
Ha una grafica accattivante ma mi dà l'idea di essere quel tipo di prodotto per fans sfegatati. Sfogliandolo però mi è parso di vedere un po' di perle tra una pagina e l'altra.

"The Tao of Wu" è sempre dello stesso autore del precedente (The RZA). Ma questo mi dà l'impressione di essere più potente: è molto autobiografico, intimistico e spirituale. L'unica cosa strana è che non c'è l'indice. L'ho cercato più volte, ho pensato di essere io in errore perchè mi sono detto: "è impossibile che non ci sia!"... bho, non c'è.

Ecco, nei prossimi giorni avrò il mio bel viaggio da fare e ne riporterò qualche frammento.

giovedì 30 maggio 2013

G. C. Giacobbe - Alla ricerca delle coccole perdute

Giulio Cesare Giacobbe è un psicologo che ha incrociato i suoi studi con le antiche filosofie orientali. E' autore di "Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita" da cui ho tratto questo articolo. Inoltre, egli ha fondato la psicologia evolutiva ed espone la sua teoria, attraverso il suo tipico stile scanzonato, ma chiaro e brillante, nel libro "Alla ricerca delle coccole perdute".
E' un libro che mi ha aperto la testa perchè mi ha fornito sia la possibilità di guardare la mia vita sotto una luce nuova sia di osservare ed affrontare le relazioni umane con maggiore acutezza.


Lo sviluppo umano psichico e biologico prevederebbe spontaneamente tre fasi: si nasce bambini, si diventa adulti ed infine genitori.
Ad ognuna di queste fasi corrisponde la formazione di 3 personalità psicologiche "naturali": il bambino, l'adulto ed il genitore. Già perchè noi esseri umani abbiamo molte personalità ed ognuna di queste si attiva in risposta alle diverse situazioni ambientali. E' un meccanismo con il quale creiamo delle autoimmagini di noi stessi che dirigono il nostro comportamento per interagire efficacemente con l'ambiente.
  • Il bambino chiede perchè non è in grado di badare a se stesso. e quindi vive in uno stato di paura cronico ed "ha sempre bisogno che qualcuno gli faccia le coccole".
  • L'adulto prende perchè ha imparato a procurarsi ciò che gli serve per vivere. "Si fa le coccole da solo" e non ha bisogno di nessuno.
  • Il genitore dà ed "è l'unico che sa fare le coccole agli altri" (ma non solo per i figli, il vero genitore ha amore per tutti).
Un individuo correttamente formato ha sviluppato tutte e tre le personalità ed è in grado di passare da una all'altra senza problemi in relazione alla situazione in cui si trova. Perchè ogni personalità ha pregi e difetti:
  • il bambino pretende una dedizione assoluta ma sa chiedere scusa e aiuto ed è capace di giocare;
  • l'adulto domina il suo territorio e vive in libertà ma "l’adulto, come lo squalo, ha dei grossi difetti, dal punto di vista della convivenza sociale: non è capace di sottomissione, non sa giocare e non vi aiuta nemmeno se state affondando nelle sabbie mobili, a meno che non abbia un tornaconto personale";
  • il genitore apparentemente non ha difetti: sa amare gli altri perchè non ne ha più paura ma in verità i veri genitori sono pochissimi in quanto la maggior parte sono tali solamente nei confronti dei propri figli;
Purtroppo però, la strutturazione delle tre personalità, necessariamente consequenziale, può non avvenire, ed allora ecco che si manifestano le forme nevrotiche delle tre personalità.
  • Il nevrotico bambino ha la pretesa di essere amato sempre e in esclusiva. Ha sempre bisogno di attenzioni, di dedizione e dell'amore degli altri.
  • il nevrotico adulto non sa giocare, non sa farsi umile quando la situazione lo permette. Comunque in generale questo tipo di nevrosi è socialmente più accettabile: non elemosina amore, assistenza o dedizione. Non rompe le palle a nessuno. Si fa i fatti suoi. "Ma sempre di nevrosi si tratta. Egli non sa giocare, non sa ridere, non sa scherzare, non sa chiedere scusa, non sa proteggere, non ha tenerezza, non sa essere affettuoso, non sa fare le coccole, non sa amare, non è umano. Fa schifo."
  • Il nevrotico genitore è un genitore sistematicamente punitivo o autoritario che in fondo è solamente interessato a se stesso poichè usa il suo status di superiorità per alimentare il suo Ego. Infatti non dona per amore disinteressato ma solo per essere ringraziato, adulato e riconosciuto come autorità o come benefattore.
E cosa succede quando individui con personalità nevrotiche si incontrano?
Nessuna delle possibili coppie può essere felice. Punto.
L'unica che funziona è la coppia in cui entrambi i partner hanno sviluppato correttamente la personalità bambino-adulto-genitore e quindi possono essere, l'uno per l'altra ora bambini, ora adulti, ora genitori.


giovedì 4 aprile 2013

Della consapevolezza

Cos'è la consapevolezza? Io personalmente ci ho messo veramente molto tempo a rispondere a questa domanda (e tuttora l'esperienza continua ad arricchirne il significato). Ma il brano che riporto qui sotto, tratto da "Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita" del bravo Giulio Cesare Giacobbe illustra in maniera esaustiva e brillante il concetto nei suoi aspetti fondamentali.
Leggendo il brano si potrà anche trovare una risposta alla domanda: "Perchè diavolo dovrei perdere tempo a capire cosa si intende per consapevolezza?"



La consapevolezza è un processo in cui una parte della percezione ha come proprio oggetto la restante parte della percezione. Ossia un processo in cui la percezione percepisce se stessa.
Infatti, se tu sei consapevole delle tue sensazioni, delle tue emozioni e dei tuoi pensieri, sono essi a essere l'oggetto principale della tua percezione e non i loro rispettivi oggetti.
È in pratica il cervello che osserva se stesso, anzi il proprio stesso funzionamento.
Mi spiego meglio.
Se io percepisco un cavallo (non ha importanza se si tratta di una sensazione o di una immaginazione, ossia se il cavallo c'è davvero, davanti a me, o se me lo immagino soltanto), questa percezione, o processo percettivo, è composta di tre subpercezioni: 1) la percezione del cavallo come si presenta a me oggettivamente: oggetto percepito; 2) la percezione della reazione emotiva che io ho nei confronti del cavallo (ad esempio, di paura): contesto percettivo; 3) la percezione di me stesso, ossia l'autoimmagine che ho in quel momento di me stesso (ad esempio di individuo in pericolo): soggetto percipiente.
Nello stato comune della percezione ordinaria l'oggetto principale della percezione è banalmente il cavallo.
In tale percezione sono tuttavia sempre presenti anche il contesto percettivo, o reazione emotiva, e la percezione dell'Io. Essi costituiscono una specie di contorno o modalità della percezione; non costituiscono però l'oggetto principale della percezione, che rimane il cavallo. L'attenzione del soggetto percipiente è cioè concentrata sul cavallo; si può dire che il « fuoco » della percezione è il cavallo. Se però il « fuoco » della percezione si sposta sul contesto percettivo o sull'immagine dell'Io, sono essi, a divenire gli oggetti principali della percezione.
Lo stato di consapevolezza consiste appunto in tale spostamento del « fuoco » della percezione.
Per meglio comprendere il processo, è opportuno crearne un modello rappresentativo.



Rappresentiamo la percezione come costituita di quattro schermi A, B, C e D, rispettivamente sovrapposti fra loro in quest'ordine: lo schermo A rappresenta l'oggetto percepito e possiamo pensarlo come uno schermo opaco bianco (come un telone cinematografico) sul) quale è proiettata l'immagine di un oggetto, ad
esempio il cavallo.
Lo schermo B rappresenta il contesto percettivo, ossia la reazione emotiva del soggetto alla vista dell'oggetto, possiamo pensarlo come uno schermo trasparente colorato (in cui il colore rappresenta l'emozione).
Lo schermo C rappresenta l'autoimmagine del soggetto, cioè l'Io o soggetto percipiente, e possiamo pensarlo anch'esso come uno schermo trasparente colorato (in cui il colore rappresenta la maggiore o minore forza dell'autoimmagine).
Lo schermo D, comprensivo di tutti i precedenti, rappresenta l'intero processo percettivo e possiamo pensarlo come uno schermo completamente trasparente privo di colorazione.
Nello stato comune della percezione ordinaria l'attenzione è focalizzata sullo schermo A: ciò non significa che gli schermi B e C non vengano percepiti, ma vengono percepiti per così dire sfocati, come avviene per i piani di una scena non messi a fuoco dall'apparecchio di ripresa. Essi tuttavia influiscono sulla lettura dell'oggetto dello schermo A in quanto lo « colorano », cioè ne determinano il significato.
Il significato dell'oggetto consiste infatti nel rapporto che il soggetto istituisce con l'oggetto in funzione del contesto.
Il significato dell'oggetto percepito è quindi determinato da: 1) la consistenza oggettiva dell'oggetto percepito («oggetto percepito»); 2) l’autoimmagine attuale dell'Io («soggetto percipiente»); 3) la reazione emotiva che l'Io ha nei confronti dell'oggetto percepito («contesto percettivo»).
Va notato che il soggetto percipiente e il contesto percettivo costituiscono il maggiore apporto alla determinazione del significato dell'oggetto percepito, mentre quest'ultimo, o meglio la sua consistenza oggettiva, gioca paradossalmente un ruolo minore, in codesta determinazione.
Un esempio può chiarire meglio il concetto.
Se l'oggetto percepito consiste in una comunicazione verbale, il suo significato è determinato da: 1) la consistenza oggettiva della comunicazione verbale, ossia il suo significato linguistico e il suo tono acustico, poniamo « Chi sei? » proferito con tono alto di voce (oggetto percepito); 2) l'immagine che il soggetto ha di se stesso in quel momento, poniamo un'immagine di individuo perseguitato (soggetto percipiente); 3) la reazione emotiva dell'Io all'oggetto percepito, poniamo l'attivazione di un programma di condizionamento di difesa, che si concreta in uno stato di tensione (contesto percettivo).
In definitiva, il significato dell'oggetto percepito che è stato determinato in questo caso è quello di minaccia. Giovanni telefona a Lucia. Lucia, non riconoscendolo, gli chiede: «Chi sei?». Giovanni si sente una merda perché è stato appena lasciato da Lucia. E con questa domanda si sente ulteriormente rifiutato da lei. « Chi vuoi che sia? » risponde. «Sono io! » Con un'aggressione di difesa a una presunta (ma non reale) aggressione. E così si interrompe la comunicazione. Questi meccanismi sono consueti nella interazione quotidiana tra gli esseri umani. E sono alla base dei nostri problemi sociali.
Non sempre il significato attribuito da un soggetto a un oggetto è reale, cioè non sempre corrisponde alla reale consistenza dell'oggetto. La nevrosi potrebbe definirsi da questo punto di vista come la cronicizzazione
dell'attribuzione di significati non reali agli oggetti da parte del soggetto nevrotico.
Nello stato di consapevolezza, l'attenzione è focalizzata sullo schermo B (primo stadio: consapevolezza della reazione emotiva, cioè del contesto percettivo), oppure sullo schermo C (secondo stadio: consapevolezza dell'immagine dell'Io, cioè del soggetto percipiente).
Ciò non significa che lo schermo A non venga percepito, ma viene percepito sfocato, in quanto il «fuoco» dell'attenzione è stato spostato dallo schermo A rispettivamente allo schermo B e allo schermo C.
Prendiamo adesso in considerazione il centro di identificazione del soggetto nella nostra rappresentazione.
Esso è di estrema importanza, perché è quello che determina precisamente lo stato percettivo del soggetto, dallo stato comune della percezione ordinaria allo stato di consapevolezza.
Vale qui la legge psicologica scoperta implicitamente dalla psicologia orientale ma ripresa esplicitamente nella psicosintesi di Roberto Assagioli:

Noi siamo dominati da ciò con cui ci identifichiamo, ma dominiamo ciò con cui
non ci identifichiamo

Il centro di identificazione del soggetto è sempre situato nello «schermo» immediatamente sovrapposto a quello su cui è focalizzata l'attenzione.
Nello stato comune della percezione ordinaria, in cui l'attenzione è focalizzata sullo schermo A, il centro di identificazione del soggetto è situato in corrispondenza dello schermo B: infatti il soggetto si identifica con la propria reazione emotiva (contesto percettivo), è totalmente preso da essa.
Nel primo stadio dello stato di consapevolezza, in cui l'attenzione è focalizzata sullo schermo B, il centro di identificazione del soggetto è situato in corrispondenza dello schermo C: infatti il soggetto si identifica con il
proprio Io e osserva la propria reazione emotiva con distacco.
Nel secondo stadio dello stato di consapevolezza, in cui l'attenzione è focalizzata sullo schermo C, il centro di identificazione del soggetto è situato in corrispondenza dello schermo D: infatti il soggetto non si identifica più con il proprio Io ma con lo stesso processo percettivo. Immagine dell'Io (schermo C), reazione emotiva (schermo B), e oggetto percepito (schermo A) sono ancora percepiti, ma il soggetto non si identifica più con alcuno di essi, in particolare non si identifica più con l'Io (soggetto percipiente ordinario) e con le sue reazioni emotive: soggetto e oggetto della percezione è lo stesso processo percettivo.
A questo punto il soggetto percepisce se stesso come impersonale, come un osservatore impersonale o meglio come lo stesso atto dell'osservazione.
La consapevolezza non è una funzione sempre attiva. Anzi, per la maggior parte della nostra vita non lo è affatto.
Vi sono persone che non attivano mai questa funzione. Esse sono le persone più vicine allo stadio animale preumano. Il processo cerebrale della consapevolezza è infatti un risultato dell'evoluzione del cervello umano.
L'essere umano è comunemente in grado di attivare il processo della consapevolezza, anche se soltanto occasionalmente.
A volte, il processo della consapevolezza si attiva spontaneamente, come nel caso di un incidente grave: ti ritrovi a guardarti dall'esterno, per così dire, e ti vedi agire come se fossi un altro.
Questo fa pensare che tale processo costituisca per il nostro organismo una specie di processo di difesa, una sorta di spersonalizzazione che mettendo momentaneamente in pensione l'Io impedisce che esso subisca e introietti nell'inconscio ferite narcisistiche che ne possano compromettere l'equilibrio e quindi la sopravvivenza: una specie di valvola di sicurezza della tensione, che non deve oltrepassare il punto oltre il quale essa diviene un atto di autooffesa.
Anche il fatto che tale processo si attivi nel caso dell'assunzione di sostanze stupefacenti (non soltanto l'eroina e la morfina ma anche l'alcol e la nicotina) depone appunto per un processo cerebrale di difesa, simile all'inibizione del dolore causata dalle stesse sostanze.