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mercoledì 17 febbraio 2016

INTERVENTO DI MAURO SCARDOVELLI ALL'OLIS FESTIVAL 2016

Piccola premessa: questo blog non tratta di politica e di economia anche se l'autore (cioè io) segue attentamente le sventurate vicende economiche e politiche del suo povero Paese.

Ho sentito il bisogno di fare uno strappo alla regola poiché in fin dei conti la musica mi ha sempre arricchito come persona, mi ha insegnato molto e mi ha dato strumenti per capire il mondo in cui vivo. Insomma, la musica (e più in generale la Cultura) non è un semplice giochino con cui intrattenersi e farsi tante belle pippe mentali al bar con gli amici per dimostrare quanto si è ganzi. Trovo quindi naturale per una volta ampliare un attimo lo sguardo con la consapevolezza che no, non sta andando tutto bene.

Mi sono imbattuto in questo filmato di Mauro Scardovelli (vi risparmio, ma soprattutto MI risparmio, di raccontarvi chi è, per approfondire c'è il link al suo sito) nel quale fa un bel quadro della situazione mettendo insieme benessere, psicologia, mistica, filosofia, musica, diritti ed economia.
Niente male, no?
Un'ora ed un quarto circa spesi bene.


mercoledì 25 novembre 2015

Il DIRETTORE, il POETA del teatro, il FACETO





     IL DIRETTORE.
     Voi due che solete essere il mio consiglio e il mio ajuto, su ditemi: che sperate voi in paese tedesco dalla nostra impresa? Io ho gran desiderio di dare nel talento della moltitudine, da che in ultimo ella vive e lascia vivere. Le travi sono confitte, inchiodate le tavole, ogni cosa in pronto, e ciascuno si promette una lieta e magnifica festa. Già seggono cheti, con sopracciglia inarcate e vogliosi di fare le maraviglie. Ben io so quello che ne rende benevoli i più, e nondimeno io non sono mai stato in più dura irresoluzione. Perché è il vero che costoro non sono gran fatto usi alle squisitezze, ma hanno pur letto tanto che è uno spavento. Come ne usciremo adunque? come troveremo alcuna cosa che abbia novità e nel tempo medesimo non sia sciocca? Ché il vo' pur dire, a me il il popolo piace oltremodo quando il veggo traboccar sia torrenti verso il nostro casotto, e urtando e sbuffando voler di forza insaccarne la porta, come se la fosse quella del cielo. Bello è vederlo nel pieno giorno, prima delle quattro, far serra intorno al botteghino, e come nel dì della fame per pane allo sportello d'un fornajo, per poco non fiaccarsi il collo per un biglietto. E un sì gran miracolo sopra tanta varietà di animi sa farlo il solo poeta. Oh! fammelo, amico mio! fammelo oggi.


     IL POETA.
     Deh, non mi parlate di quel tuo volgo multiforme, dinanzi al quale fugge e si oscura l'ingegno. Celami all'ondante moltitudine che nostro mal grado ne travolge nella vorticosa sua piena. Oh, lungi da essa!ponimi nelle romite e serene regioni, dove candida gioja può sol fiorire al poeta; dove l'amore e l'amicizia gli vegliano intorno, e gli compartono tutto ciò che più fa beato il nostro cuore.

Ahi, e quello che prorompeva dal petto profondo e quello che mormoravi con timido labbro — quando riprovevole, e quando forse non indegno di lode — egli ti è capricciosamente ingojato dall'istantanea fortuna. E sovente ancora è bisogno del volgere degli anni perché il nostro concetto appaja splendido di bellissima forma. Ciò che subito sfavilla muore rapidamente, ma il semplice e sincero si riserva alla posterità.


     IL FACETO.
     Io vorrei pur una volta non udir parlare della posterità; perché, poniamo ch'io pure non avessi altro nel pensiero che i posteri, chi più darebbe sollazzo a' presenti? ed ei pur vogliono e devono averne. Né mi par poi che un giovane di bel garbo sia da stimarsi nulla perché vive oggi. Chi sa gradevolmente compiacere agli animi altrui non avrà mai a dolersi dei dispetti del volgo; anzi egli si desidera una gran raunanza perché gli verrà meglio fatto di sollevarla. Però siate animoso: mettetevi innanzi come modello; lasciate spaziare la fantasia col suo corteo del senno, degli affetti, delle passioni; ma — date retta — vuoi esservi anche la pazzia.


     IL DIRETTORE.
     Sopra tutto non siatemi scarso di eventi. Viensi per vedere; quello che importa è vedere: date pascolo agli occhi, e quando giugniate a farli ben bene spalancare alla moltitudine, voi siete sicuro del fatto vostro, siete l'amore, siete il vezzo di tutti. Solo col molto attrarrete i molti, perché in una faraggine di cose ciascuno ne raccapezza qualcuna che fa al caso suo. Chi porta molto porta per tutti, e tutti se ne tornano a casa col contento nel cuore. Pagate in ispiccioli; — mescete sapori d'ogni sorta, e un simil manicaretto andrà ad ogni gusto, e voi sarete alzato in cielo. Subito immaginato e subito imbandito. Che vi giova stillarvi il cervello per offerire alcun che d'intero? Il pubblico ve lo mette tosto in minuzzoli.


     IL POETA.
     Voi non v'accorgete quanto un sì fatto mestiere sia vile; quanto sconvenevole all'artista che ha a cura il suo nome. Gl'imbratti di non so che odierni guastamestieri sono ormai, ben veggo, i vostri modelli.


     IL DIRETTORE.
     Io non mi piglierò a male i vostri rimproveri; che chi voglia fare buon'opera deve pure scegliere gli istrumenti più acconci. Ora avvertite che son legne fradice che vi bisogna schiappare, e considerate un po' per chi vi è domandato di scrivere. Mentre gli uni son qui sospinti dalla noja, gli altri ci vengono pieni zeppi di cibo, e, quel che è peggio, parecchi hanno pur dianzi letto la gazzetta. Tutti tirano sbadati alla nostra volta come n'andassero alle mascherate, e solo la curiosità dà ali ai loro piedi. Le dame si assettano quanto più sanno, e sfoggiate fanno spettacolo di sé per nulla. Ora, che vi state voi sognando in sulla cima del vostro parnaso? E chi è, secondo voi, che ci rallegrerà cotesta brigata? Mira tali ben da presso quei nostri mecenati: parte sono di gelo, parte son ceppi: e chi dopo la commedia si promette una partita alle carte, e chi una cosa, chi l'altra; e voi vorrete, poveri pazzi, tribolare le dolci muse per simile stampa di gente? Io vel ridico, pascetela di maraviglie; dategliene giù e giù, e vie più giù, che a questo modo ne verrete a capo. Gli uomini bisogna stordirli, che contentarli è arduo. — Ma che è di voi? patite, o vi agita l'estro?


     IL POETA.
     Va a cercarti un altro schiavo! Sì, in vero che il poeta dovrà a tuo beneplacito profondere le alte sue facoltà – il maggior dono di cui la natura fosse provvida all'uomo! Ond'è ch'egli agita ogni petto? Ond'è ch'ei regna sulle intrinseche virtù che informano le cose? Non fosse per l'armonia ch'egli spande fuori di sé, e ne ravvolge il creato e lo attira e ricompone nell'anima sua? Mentre la natura trae alla conocchia e con indifferenza torce il perpetuo svolgersi dello stame; e mentre la confusa moltitudine delle esistenze muove discorde in qua e là, e le une cozzano dissonando contro dell'altre, — chi pone ordine in quel fastidioso, interminabile succedersi loro, e le avviva e lega in geniale concordia? Chi richiama l'errante e lo scompagnato ad affratellarsi cogli altri mortali? Chi scioglie le procelle delle passioni? Chi rasserena il rigido pensiero dell'uomo nella sera della vita? Chi sparge i soavi fiori della primavera sul cammino della donna innamorata? Chi intreccia le inutili fronde e ne fa onorevol ghirlanda al merito di ogni maniera? Chi preserva l'Olimpo? chi riconcilia gli Dei? La gran possanza dell'uomo rivelatasi nei poeti.


     IL FACETO.
     E usatele adunque sì belle facoltà, e fate ire innanzi il lavoro poetico al modo di una ventura d'amore. Ben sapete; ci avviciniamo per caso, proviamo non so che allettamento, rimaniamo, e passo passo eccoci avviluppati: alle speranze si mescono le ansietà, alle piene beatitudini seguono le ruine, e prima che ce n'avveggiamo abbiam fatto un romanzo. Orsù, diamo noi pure uno spettacolo su quell'andare. Sol fate di cercare ben addentro alle viscere della vita: tutti la vivono; ma è nota a pochi, e di qualunque lato la sappiate pigliare la è sempre interessante. Voglionci fantasie di ogni colore e non troppa chiarezza; voglionci molti errori temperati da qualche barlume di vero, e ne riesce, senza alcun fallo, un cordiale che ristora ogni petto. E il bel fiore della gioventù vi fa cerchio d'intorno e porge orecchio alle vostre rivelazioni; e ogni tenera anima si sente stillar dentro una soave mestizia: ora è commosso questi ed or quegli; ognuno si ricorda di sé in altrui o scorge nelle vostre finzioni quel ch'egli porta nel cuore. E sono ad un tempo facili al ridere e facili al piangere; ammirano il volo del vostro ingegno, e si dilettano sopra ogni cosa degli apparimenti e degli sfoggi. Nulla contenta l'uom fatto, ma la crescente gioventù piglia ogni cosa in buon grado.


     IL POETA.
     E tu rendi a me pure i miei anni immaturi; quando il fiume del canto sgorgava rigoglioso e perenne; quando fra me e il mondo era un velo di nubi, — e il calice ancor ravvolto in sul cespo mi era presago di meravigliose fragranze; — quand'io coglieva gl'innumerevoli fiori profusi per ogni valle. Io non aveva nulla, e non pertanto io aveva a pieno; perché io avevo l'amore infaticabile del vero e la soavità dell'illusione. Rendimi il mio selvaggio talento; l'affannata felicità, la forza dell'odio e l'impeto dell'amore, — rendimi la mia giovinezza.


     IL FACETO.
     Della giovinezza, mio buon amico, tu avresti veramente bisogno, se tu fossi d'ogni intorno incalzato dal nemico in battaglia; se la corona, premio della rapida corsa, ti accennasse di lontano la meta o, se, dopo l'impeto vertiginoso della danza, tu dovessi tutta notte gozzovigliare. Ma toccare con lena e leggiadria le docili corde; muovere con piacevole errore verso un segno postoci innanzi da noi a diletto, quest'è, miei dolci vecchi, l'ufficio vostro, e non pertanto noi non vi onoriam meno. Ché la vecchiaja non ci ritorna, come suol dirsi, fanciulli, ma ben ci fa rigodere veramente della fanciullezza.


     IL DIRETTORE.
     Orsù, non più parole, ma fatti; ché mentre voi ve la passate. in complimenti, puossi far cosa profittevole. Che rilevano i tanti cicalecci di quel che si richiede a ben poetare? Nessun fervido estro agiterà mai il petto degli irresoluti; e poiché volete pur dirvi poeti, vi è d'uopo avere la poesia ai cenni vostri. Ormai vi è noto quello che ne bisogna: noi vogliamo ber forte, però mesceteci conforme la voglia, e tosto! Ciò che non si toglie a far oggi non è fatto domani, e mandare in lungo è rare volte da savio. L'uomo risoluto piglia di tratto un partito nel crine, e il tiene e seguita innanzi perché non può dismettere.

Voi sapete che sulle scene tedesche ciascuno tenta ciò che gli viene in talento; laonde non vogliate oggi perdonare né ad apparati né a macchine; giovatevi del maggiore e del minore luminare del cielo, profondete le stelle; noi abbiamo in pronto e acqua e fuoco e rocce e fiere ed uccelli; squadernate quindi in questa casipola di assi tutta quanta la creazione, e con ponderata velocità calate dal cielo, e attraversando per la terra, discendete all'inferno.

mercoledì 17 settembre 2014

I miei sogni d'anarchia

io amavo lei... e lei amava me.











Noam Chomsky - Anarchia e libertà





‎"Non si può chiedere a una persona di assentarsi dalla Vita 9 ore al giorno per procurarsi i mezzi per campare, è una cosa di un'ottusità e ferocia senza limiti... Ma pensa che le persone, tutte, non si accorgono che gli è stato impedito questo stupendo strumento della creatività. Non si accorgono che non stanno scrivendo un libro, che non stanno disegnando, che non stanno dipingendo, che non stanno cantando, che non stanno giocando. Non se ne accorgono perchè è diventato sottinteso che tutto ciò è bandito. Lo faranno magari quando andranno in pensione, pensa che orrore..."






«Un'orchestra può fare benissimo a meno del direttore» - John Cage







sabato 14 settembre 2013

Saggezza Wu-Tang

Nei primi anni 90 ascoltavo quasi esclusivamente roba hip hop e quando per la prima volta scoprii il Wu Tang Clan rimasi stupefatto: le rime degli mcs mi rimbalzavano nella testa e quei beats avevano un sound davvero strano ed oscuro. Ai tempi non capivo molto di ciò che raccontavano nelle canzoni ma ci capivo a sufficienza da sapere che il genio di quello stile sonoro ed una delle menti principali del gruppo era RZA.
Oggigiorno, non so bene perchè, forse è riaffiorata un parte di me di quell'epoca, sono finito al concerto del Wu Tang a Milano e mi sono preso The Wu Manual e The Tao Of Wu.



Credo che mi abbia spinto ad acquistare quei libri la volontà di conoscere più a fondo il suo mondo e capire che tipo di spiritualità e saggezza potesse trattare. Intendo dire che quello che mi sono domandato è stato:
"Come avrà fatto uno vissuto in mezzo alla povertà, alla droga ed alla violenza, costantemente in lotta per la sopravvivenza, ad aver dato importanza e tempo a certe filosofie, averle conosciute a fondo ed averne tratto una qualche utilità?"
I libri hanno dato una risposta ai miei interrogativi, in particolare The Tao Of Wu.

Leggendoli ho capito che RZA è un mite osservatore della vita che vive, trae insegnamenti dagli eventi che lo circondano e lo attraversano e coltiva con curiosità ogni stimolo che accenda una lampadina nel suo cervello. Egli racconta che fin da piccolo è entrato in contatto nei modi più disparati con varie forme di saggezza, conoscenza e religione. Narra il suo arrivo nei project newyorkesi e di come si fosse adattato alla vita nel quartiere (Avevo 17 anni ed ero una sorta di contraddizione con le gambe. Giravo in metropolitana con una enorme catena d'oro in stile Big Daddy Kane intorno al mio collo, il mio libro delle 120 Lezioni ed una pistola .38 infilata in una tasca all'interno) arrivando, per necessità, a diventare anche uno spacciatore (Intorno al 1991, le cose andavano male per noi a New York. [...] Chiesi in prestito un po' di soldi da GZA e li diedi a Ghost - poichè Ghost era già un venditore di strada - e gli dissi  "Ghost, vai a prendere ciò che ci serve.").

Mentre narra la sua storia, illustra come costruisce la sua saggezza, imparando dalle fonti più disparate:
bibbia
5 Percent Nation
Film di kung fu
Tai Chi
Buddismo
Fumetti
Scacchi
...

Ma nel libro c'è anche la descrizione del suo rapporto con la famiglia e gli amici, il progetto del Wu Tang e del rapporto con gli altri membri, i momenti di perdizione, di svago e di divertimento.
Ed ovviamente parla anche di musica:

Ma il fatto è che fino a quel punto ero stato un nerd: assorto dentro libri, dicevo: "Sì, signore, no, signora," andavo in chiesa ogni domenica. Avrei anche potuto essere nel quartiere, ma vivevo nella mia testa . Ciò cambiò nell'estate del 1976.
Qualcosa stava accadendo a New York, quell'anno. C'era una forza nell'aria che non aveva ancora un nome. Ed un pomeriggio, era viva ad una festa di quartiere a Park Hill project a Staten Island. Ci ero andato per incontrare mio cugino Gary, che sarebbe diventato GZA. Lì, tra due edifici in cui i ragazzini giocavano a stickball, alcuni Djs avevano collegato i loro impianti nelle luci. Ricordo di camminare, sentire il suono, percepire l'energia, e venire risucchiato. C'era Dj Jones, e gli MCs erano MC Punch e Quincy. Stavano sul microfono dicendo solo un paio di rime molto semplici, le stesse due o tre linee per tutta la notte. Quello era il rap di allora - solo uno o due frasi ripetute. Come un mantra. E quando sentii quel beat e quelle rime, provai un euforia non riesco nemmeno a spiegare. Finii per stare lì tutta la notte, senza tornare a casa fino a 11:00 e prendendo qualche frustata sul culo da mia madre.
Perché in quel parcheggio, ho sentito l'amore della mia vita che mi chiamava. 
La notte si stava raffredando; ballavo con una ragazza - io ad appena otto anni che facevo il bullo, strusciandomi su di lei , facendola impazzire . Poi ho sentito uno di quegli MCs.
A quel tempo, le canzoni sono state cantate. Gli strumenti suonati. Quella era la voce di un uomo che pronunciava parole sopra la musica. Sembra pazzesco ora - ho scritto migliaia e migliaia di liriche da allora, perfino liriche che saltano fuori dalle rime popolari di Holli [suo zio ndr] con il gruppo Gravediggaz , su un album chiamato Six Feet Deep. Ma quella notte, quelle erano le prime parole che ho sentito pronunciare sopra un beat. E' come è detto nel Vangelo di Giovanni: "In principio era il Verbo". E, per me, quelle parole non furono semplicemente liriche rap . Avevano parlato a qualcosa di insito in me. Se chiedete a mio fratello maggiore, vi dirà che leggevo Dr. Seuss in rima e ritmo all'età di tre anni. Ma fino a quella sera, avevo vissuto solo nella mia testa. Queste parole e questa musica, erano una chiamata - una chiamata a qualcosa di profondo dentro di me . Erano una chiamata alla mia anima . Ed è accaduto ad un semplice party rap, pochi versi per tutta la notte.
     Dip-dip, dive
     So-So-cialize
     Clean your ears
     Open your eyes

... e in effetti si sente che per RZA ed il Wu Tang Clan il rap è più che un semplice hobby...


venerdì 21 giugno 2013

Il significato della vita...

... espresso in meno di 2 geniali minuti. Sapreste essere più brillanti? :D



In realtà l'intero film è una perla dietro l'altra.