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mercoledì 13 aprile 2016
mercoledì 17 febbraio 2016
INTERVENTO DI MAURO SCARDOVELLI ALL'OLIS FESTIVAL 2016
Piccola premessa: questo blog non tratta di politica e di economia anche se l'autore (cioè io) segue attentamente le sventurate vicende economiche e politiche del suo povero Paese.
Ho sentito il bisogno di fare uno strappo alla regola poiché in fin dei conti la musica mi ha sempre arricchito come persona, mi ha insegnato molto e mi ha dato strumenti per capire il mondo in cui vivo. Insomma, la musica (e più in generale la Cultura) non è un semplice giochino con cui intrattenersi e farsi tante belle pippe mentali al bar con gli amici per dimostrare quanto si è ganzi. Trovo quindi naturale per una volta ampliare un attimo lo sguardo con la consapevolezza che no, non sta andando tutto bene.
Mi sono imbattuto in questo filmato di Mauro Scardovelli (vi risparmio, ma soprattutto MI risparmio, di raccontarvi chi è, per approfondire c'è il link al suo sito) nel quale fa un bel quadro della situazione mettendo insieme benessere, psicologia, mistica, filosofia, musica, diritti ed economia.
Niente male, no?
Un'ora ed un quarto circa spesi bene.
Ho sentito il bisogno di fare uno strappo alla regola poiché in fin dei conti la musica mi ha sempre arricchito come persona, mi ha insegnato molto e mi ha dato strumenti per capire il mondo in cui vivo. Insomma, la musica (e più in generale la Cultura) non è un semplice giochino con cui intrattenersi e farsi tante belle pippe mentali al bar con gli amici per dimostrare quanto si è ganzi. Trovo quindi naturale per una volta ampliare un attimo lo sguardo con la consapevolezza che no, non sta andando tutto bene.
Mi sono imbattuto in questo filmato di Mauro Scardovelli (vi risparmio, ma soprattutto MI risparmio, di raccontarvi chi è, per approfondire c'è il link al suo sito) nel quale fa un bel quadro della situazione mettendo insieme benessere, psicologia, mistica, filosofia, musica, diritti ed economia.
Niente male, no?
Un'ora ed un quarto circa spesi bene.
mercoledì 21 gennaio 2015
Video: il potere scientifico della meditazione
Qualche giorno fa in un gruppo di fb ho beccato questo video (in inglese con sottotitoli):
l'hai visto? semplice ed efficace e pieno di informazioni utili a mio parere.
Mi piace scrivere di meditazione anche se il tema principale del blog è un altro perchè è una pratica che mi dà molta soddisfazione ma fino ad oggi ne avevo scritto principalmente in termini di coscienza e consapevolezza e non avevo parlato dei numerosi benefici sia psicologici che fisici... be' questo video capita proprio a fiagiuolo per colmare questa "lacuna".
enjoy!
martedì 7 ottobre 2014
La mappa delle emozioni
Riporto una notizia un po' datata in cui mi sono re-imbattuto di recente e che trovo sia collegata in qualche modo con uno dei miei argomenti preferiti: la meditazione.
In sostanza dei ricercatori hanno tracciato una "mappa" somatosensoriale delle emozioni ovvero dove le emozioni vengono percepite nel corpo.
Nella mia pratica di meditazione mi capita spesso di osservare le mie emozioni e trovo interessante avere un modello scientifico con cui confrontare la mia esperienza personale per vedere se ci sono affinità o differenze.
La mappa somatosensoriale delle emozioni: la felicità attiva il corpo intero
nuovo studio rivela dove le persone sentono le emozioni nel corpo
A differenza di quanto si pensi, le emozioni non vivono interamente nella mente, ma sono anche associate a sensazioni corporali.
Per esempio, quando ci sentiamo nervosi, sentiamo "farfalle nello stomaco".
Grazie ad un nuovo studio, per la prima volta abbiamo una mappa delle correlazioni tra emozioni e sensazioni del corpo.
Mappe del corpo
Ricercatori finlandesi hanno indotto emozioni differenti in 701 partecipanti e quindi gli hanno chiesto di colorare in una mappa del corpo dove sentivano attività crescente o decrescente. (Nummenmaa et al., 2013).
I partecipanti erano originari sia dell'Europa Occidentale come Finlandia e Svezia sia pure dell'Asia Orientale (Taiwan).
Nonostante le differenze culturali, hanno trovato notevoli analogie su come le persone hanno risposto.
Qui sotto le mappe per le sei emozioni di base. Il giallo indica il più alto livello di attività, seguito dal rosso. Nero è neutrale, mentre blu e azzurro indicano rispettivamente attività minore e attività molto bassa.
Gli autori spiegano:
Insieme alle sei emozioni di base, qui ci sono le mappe di altre 6 emozioni più complesse
l'emozione di spicco qui è l'amore, che non riesce a raggiungere solo le gambe, ma illumina con grande successo il resto del corpo. i tre centri di attività sono testa, cuore, e ehm...
l'autore principale dello studio, Lauri Nummenmaa, spiega:
interessante, no?
e tu dove e come percepisci le emozioni?
Image credit: body maps courtesy of Aalto University
In sostanza dei ricercatori hanno tracciato una "mappa" somatosensoriale delle emozioni ovvero dove le emozioni vengono percepite nel corpo.
Nella mia pratica di meditazione mi capita spesso di osservare le mie emozioni e trovo interessante avere un modello scientifico con cui confrontare la mia esperienza personale per vedere se ci sono affinità o differenze.
La mappa somatosensoriale delle emozioni: la felicità attiva il corpo intero
nuovo studio rivela dove le persone sentono le emozioni nel corpo
A differenza di quanto si pensi, le emozioni non vivono interamente nella mente, ma sono anche associate a sensazioni corporali.
Per esempio, quando ci sentiamo nervosi, sentiamo "farfalle nello stomaco".
Grazie ad un nuovo studio, per la prima volta abbiamo una mappa delle correlazioni tra emozioni e sensazioni del corpo.
Mappe del corpo
Ricercatori finlandesi hanno indotto emozioni differenti in 701 partecipanti e quindi gli hanno chiesto di colorare in una mappa del corpo dove sentivano attività crescente o decrescente. (Nummenmaa et al., 2013).
I partecipanti erano originari sia dell'Europa Occidentale come Finlandia e Svezia sia pure dell'Asia Orientale (Taiwan).
Nonostante le differenze culturali, hanno trovato notevoli analogie su come le persone hanno risposto.
Qui sotto le mappe per le sei emozioni di base. Il giallo indica il più alto livello di attività, seguito dal rosso. Nero è neutrale, mentre blu e azzurro indicano rispettivamente attività minore e attività molto bassa.
Gli autori spiegano:
"Le emozioni più basilari erano associate a sensazioni di elevata attività nell'area superiore del petto, verosimilmente in corrispondenza con cambiamenti nel respiro e nel battito cardiaco. Analogamente, sensazioni nella testa erano condivise tra tutte le emozioni, riflettendo probabilmente tanti cambiamenti fisiologici nell'area facciale [...] quanti cambiamenti percepiti nei contenuti della mente attivati dagli eventi emozionali."E' affascinante che la felicità sia l'unica emozione che riempie l'intero corpo, gambe incluse, forse indicando che le persone felici si sentono pronte per entrare in azione, o magari ballare un po'.
Insieme alle sei emozioni di base, qui ci sono le mappe di altre 6 emozioni più complesse
l'emozione di spicco qui è l'amore, che non riesce a raggiungere solo le gambe, ma illumina con grande successo il resto del corpo. i tre centri di attività sono testa, cuore, e ehm...
l'autore principale dello studio, Lauri Nummenmaa, spiega:
"Le emozioni adeguano non solo i nostri stati mentali, ma anche quelli corporali. In tal modo ci preparano a reagire rapidamente ai pericoli, ma anche alle opportunità [...] Consapevolezza dei cambiamenti corporali corrispondenti potrebbero consegentemente attivare le sensazioni emozionali coscienti, come il sentimento di felicità."fonte: psyblog
interessante, no?
e tu dove e come percepisci le emozioni?
Image credit: body maps courtesy of Aalto University
martedì 31 dicembre 2013
Lontano dal pensiero
La vita è fatta di cose reali e di cose supposte: se le reali le mettiamo da una parte, le supposte dove le mettiamo?
Totò
Ultimamente ho imparato a smettere di pensare... persone che mi conoscono probabilmente adesso vorrebbero obiettare "ma quando mai hai imparato a pensare?!" e va bene: non sono mai stato un genio, ok. Però ora intendo un'altra cosa.
Quando si medita si pone l'attenzione sulle proprie sensazioni, capita poi che arrivino dei pensieri o delle immagini ed allora li si osserva anche quelli mentre passano. tutto questo sospendendo il giudizio.
Avviene un vero e proprio distacco dai propri pensieri (ma proprio tutti, belli e brutti), così che la meditazione diventa una pausa che la mente concede a se stessa – al continuo intercalare involontario che identifica, interpreta e giustifica – sino a raggiungere il silenzio. Ciò viene spesso indicato con l'espressione "disidentificazione dai propri pensieri"... io ho sempre trovato questa espressione un po' criptica, ma poi ho capito che il termine è azzeccato poichè "identificarsi" significa "considerarsi tutt'uno con qualcosa".
E' un'esperienza e va vissuta non può essere compresa razionalmente. è un po' come quando si guarda un film alla TV ed ad un certo punto si distoglie lo sguardo dallo schermo e si "ritorna alla realta" ed allora la "realtà" dentro al film appare come una semplice sequenza di immagini e suoni e nulla più.
Si coglie quello che è semplicemente percepito dai sensi (e che per me è stato come scoprire una nuova realtà) in maniera distinta da ciò che la mente elabora: giudizi, interpretazioni, ipotesi, convinzioni che costituiscono quasi una realtà virtuale a sè stante (qualcuno ha detto Matrix? :) ).
Per quanto mi riguarda è un'esperienza unica: percepire il mondo circostante alleggerito un po' da pensieri e giudizi, provando spesso meraviglia o sorpresa per piccole cose che normalmente sarebbero invisibili.
In sostanza, quello che voglio dire con questa zuppa di post è che sono sempre più convinto che la contemplazione sia la forma più alta d'intelligenza.
La meditazione è l’unico tempio in cui, quando entri, sei davvero all’interno di un tempio.
Osho
PS: dal momento che io mi limito a raccontare la mia esperienza, ho pensato di lasciare questo link di approfondimento in cui il tema è affrontato in maniera più scientifica ed in cui sono presenti un'infinità di informazioni interessanti.
Image Credit: Phantasma Deluxe
Totò
Ultimamente ho imparato a smettere di pensare... persone che mi conoscono probabilmente adesso vorrebbero obiettare "ma quando mai hai imparato a pensare?!" e va bene: non sono mai stato un genio, ok. Però ora intendo un'altra cosa.
Quando si medita si pone l'attenzione sulle proprie sensazioni, capita poi che arrivino dei pensieri o delle immagini ed allora li si osserva anche quelli mentre passano. tutto questo sospendendo il giudizio.
Avviene un vero e proprio distacco dai propri pensieri (ma proprio tutti, belli e brutti), così che la meditazione diventa una pausa che la mente concede a se stessa – al continuo intercalare involontario che identifica, interpreta e giustifica – sino a raggiungere il silenzio. Ciò viene spesso indicato con l'espressione "disidentificazione dai propri pensieri"... io ho sempre trovato questa espressione un po' criptica, ma poi ho capito che il termine è azzeccato poichè "identificarsi" significa "considerarsi tutt'uno con qualcosa".
E' un'esperienza e va vissuta non può essere compresa razionalmente. è un po' come quando si guarda un film alla TV ed ad un certo punto si distoglie lo sguardo dallo schermo e si "ritorna alla realta" ed allora la "realtà" dentro al film appare come una semplice sequenza di immagini e suoni e nulla più.
Si coglie quello che è semplicemente percepito dai sensi (e che per me è stato come scoprire una nuova realtà) in maniera distinta da ciò che la mente elabora: giudizi, interpretazioni, ipotesi, convinzioni che costituiscono quasi una realtà virtuale a sè stante (qualcuno ha detto Matrix? :) ).
Per quanto mi riguarda è un'esperienza unica: percepire il mondo circostante alleggerito un po' da pensieri e giudizi, provando spesso meraviglia o sorpresa per piccole cose che normalmente sarebbero invisibili.
In sostanza, quello che voglio dire con questa zuppa di post è che sono sempre più convinto che la contemplazione sia la forma più alta d'intelligenza.
La meditazione è l’unico tempio in cui, quando entri, sei davvero all’interno di un tempio.
Osho
PS: dal momento che io mi limito a raccontare la mia esperienza, ho pensato di lasciare questo link di approfondimento in cui il tema è affrontato in maniera più scientifica ed in cui sono presenti un'infinità di informazioni interessanti.
Image Credit: Phantasma Deluxe
mercoledì 25 settembre 2013
Milton Erickson - La mia voce ti accompagnerà
Milton Erickson è stato uno psichiatra, psicologo e terapeuta statunitense. Ma più di tutto era un grande ipnotista, un grande innovatore.
Ora, io mi sono ritrovato a leggere questo libro di Erickson ed ad essere incuriosito per l'ipnosi fondamentalmente perchè anni fa mi ero interessato dei meccanismi di funzionamento dei mass media, della propaganda moderna e del marketing. E in questi ambiti l'ipnosi così come altri raffinatissimi strumenti comunicativi e psicologici sono utilizzati a tonnellate.
Non solo, interessandomi di meditazione capitava spesso di imbattermi nell'ipnosi. D'altra parte le due hanno sicuramente qualcosa in comune (e forse, un giorno, se mi vorrò fare del male, tenterò l'impresa di scrivere un post su questo tema).
Inoltre, ho capito che l'ipnosi è uno strumento che permette di entrare in comunicazione con una parte profonda di sè stessi.
Il modo di fare terapia di Erickson non si serviva solamente dell'ipnosi ma spesso faceva uso di istruzioni apparentemente folli e senza senso oppure racconti a volte bizzarri ma che innescavano cambiamento nell'interlocutore, gli aprivano la mente a nuove intuizioni.
Ed infatti la lettura di questo libro, che è una raccolta dei suoi aneddoti e racconti terapeutici, mi ha spaccato la testa :D .
Ho scelto qualche racconto da riportare qui sul blog.
Ora, io mi sono ritrovato a leggere questo libro di Erickson ed ad essere incuriosito per l'ipnosi fondamentalmente perchè anni fa mi ero interessato dei meccanismi di funzionamento dei mass media, della propaganda moderna e del marketing. E in questi ambiti l'ipnosi così come altri raffinatissimi strumenti comunicativi e psicologici sono utilizzati a tonnellate.
Non solo, interessandomi di meditazione capitava spesso di imbattermi nell'ipnosi. D'altra parte le due hanno sicuramente qualcosa in comune (e forse, un giorno, se mi vorrò fare del male, tenterò l'impresa di scrivere un post su questo tema).
Inoltre, ho capito che l'ipnosi è uno strumento che permette di entrare in comunicazione con una parte profonda di sè stessi.
Il modo di fare terapia di Erickson non si serviva solamente dell'ipnosi ma spesso faceva uso di istruzioni apparentemente folli e senza senso oppure racconti a volte bizzarri ma che innescavano cambiamento nell'interlocutore, gli aprivano la mente a nuove intuizioni.
Ed infatti la lettura di questo libro, che è una raccolta dei suoi aneddoti e racconti terapeutici, mi ha spaccato la testa :D .
Ho scelto qualche racconto da riportare qui sul blog.
***
L'occhio innocente
Quando pensiamo al vedere le cose con occhi nuovi, come per la prima volta, ci tornano in mente alcune note tecniche di meditazione. Ne Il libro dei segreti, Bhagwan Shree Rajneesh descrive un sutra nel quale la tecnica è la sguente: "Guardate una bella persona o un qualunque oggetto come se fosse la prima volta che lo vedete". Rajneesh sottolinea che abbiamo preso l'abitudine di non vedere gli oggetti familiari, gli amici, la famiglia. "Dicono che non c'è niente di nuovo sotto il sole. In realtà, non c'è niente di vecchio sotto il sole. Solo gli occhi diventano vecchi, abituati alle cose; allora niente è nuovo. Per i bambini ogni cosa è nuova: è per questo che ogni cosa li eccita...". Rajneesh termina il capitolo con le parole: "Guardate con occhi nuovi, come se fosse la prima volta... Ciò darà nuova freschezza al vostro sguardo. I vostri occhi diventeranno innocenti. Occhi così innocenti sono in grado di vedere. Occhi così innocenti sono in grado di penetrare nel mondo interno".
[...] L'importanza di guardare con occhio limpido, 'aperto', è sottolineata sia in questo capitolo che nel successivo: "Osservare: notare le differenze". La differenza principale è che, in quest'ultimo, i racconti forniscono esempi di una visione 'educata' alla limpidezza, che si serve dell'esperienza per interpretare i dati della realtà.
Pensare come i bambini
Come possiamo imparare a pensare di nuovo come i bambini e a ritrovare un po' di creatività?
Osservate i bambini piccoli. La mia figlia minore ha fatto il college in tre anni, ha preso il diploma nel quarto anno e ha finito la scuola di Medicina in altri due anni e nove mesi. Quando era molto piccola faceva sempre dei disegni, e mentre disegnava diceva: "E' difficile fare questo disegno. Spero di finirlo presto, così saprò cos'è che sto disegnando".
Osservate i bambini piccoli quando disegnano. "E' una stalla? No, è una mucca. No, è un albero". Il disegno è qualsiasi cosa loro vogliono che sia.
La maggior parte dei bambini piccoli ha una buona immaginazione eidetica, e alcuni hanno dei compagni di gioco immaginari. Possono fare una festa, che possono tramutare in un gioco nel frutteto. Poi possono tramutare quella festa nel frutteto in una caccia alle uova di Pasqua. I bambini sono molto ignoranti, così hanno molto spazio per tramutare le cose.
In stato di trance, avete al vostro servizio miliardi di cellule cerebrali che ordinariamente non utilizzate. E i bambini sono molto onesti. "Non mi piaci", là dove voi direste: "Piacere di conoscerla".
In società, voi seguite degli schemi molto precisi, senza rendervi conto che state ponendo dei limiti al vostro comportamento. Nella trance ipnotica, siete liberi.
***
Osservare: notare le differenze
In questo capitolo, Erickson non si limita a evidenziare l'importanza dell'osservare e del notare le differenze, ma fornisce ance diversi esempi della creazione di situazioni tali da permettergli di osservare certi fenomeni, dai quali ricavare rilevanti informazioni. In altre parole, nel caso in cui il paziente stesso non si comporti in modo da collaborare o fornire informazioni (come fa il paziente de "Lo psichiatra giusto"), Erickson crea una situazione che faciliti tale comportamento. Di solito chiamiamo 'test' queste situazioni che noi stessi creiamo.
[...] Nei racconti che seguono, l'osservazione è connessa al giudizio e all'esperienza.
Una gradazione di verde diversa
Mandai uno dei miei pazienti, un eroinomane, a sedersi sul prato fino a che non fece una fantastica scoperta! Era un allergologo e aveva una fenomenale percezione dei colori. Dopo circa un'ora e mezza che se ne stava seduto sul prato, entrò di corsa in casa e mi disse: "Ma lo sapeva che ogni filo d'erba ha una gradazione diversa di verde?". E me li sistemò davanti dal più chiaro al più scuro. Era talmente sorpreso! La quantità di clorofilla varia da foglia a foglia. La clorofilla varia secondo la piovosità della stagione, secondo la fertilità del suolo.
Un'altra volta, lo feci sedere sul prato con la faccia rivolta a Est. Venne dentro e disse: "Il cipresso nel lotto accanto è inclinato verso il sole, pende verso Sud. Ho fatto il giro e ho guardato e ho scoperto che nel prato lei ha cinque cipressi, e che pendono tutti verso Sud".
"L'ho scoperto la prima volta che sono venuto a Phoenix, girando per la città, verificando la cosa", dissi io. "La prima volta che ho visto una pianta eliotropica la cosa mi ha stupito. Di solito uno pensa che gli alberi crescano su dritti. E una pianta eliotropica! Guardando un girasole si può dire che ora è".
Avete mai sentito parlare di una aiuola-orologio? Mia nonna aveva un'aiuola-orologio. I convolvoli si schiudevano di prima mattina, certi altri fiori si schiudevano alle sette, altri alle otto, altri alle nove, altri alle dieci, altri ancora a mezzogiorno. E poi c'erano le primule della sera, per esempio. Il cereus si schiude verso le dieci e mezza o le undici di sera.
L'allergologo, esercitato a distinguere le diverse colorazioni della pelle, aveva naturalmente sviluppato anche una generalizzata capacità di percepire sottili distinzioni di gradazioni e di colore. Naturalmente, mentre opportunamente parla dell'importanza di osservare i fenomeni naturali, Erickson ogni tanto presenta delle suggestioni di 'apertura'. I suoi commenti servono da suggestione postipnotica, cosicchè ogni qualvolta l'ascoltatore vede una pianta eliotropica o delle primule della sera, farà associazioni sulla 'apertura'. Come conseguenza, può reagire con un'apertura, non solo percettiva, ma anche emotiva.
***
Imparare per propria esperienza
Avere sei anni
La settimana scorsa ho ricevuto una lettera da mia nuora nella quale mi parla del sesto compleanno di sua figlia. Il giorno dopo, la bambina aveva fatto qualcosa per cui la madre l'aveva sgridata e lei le aveva detto:
"E' terribilmente difficile avere sei anni. Ho avuto solo un giorno di esperienza".
Sogni
Quando andate a letto la sera, andate a letto per dormire... forse sognare. E nel sogno, non intellettualizzate, vivete. Avevo rifiutato di dare delle caramelle a mio figlio Lance. Gliavevo detto che ne aveva già avute abbastanza. Il mattino seguente, si svegliò molto contento. "Mi sono mangiato tutto il sacchetto", disse.
E quando gli feci vedere che nel sacchetto c'erano ancora delle caramelle, pensò che dovevo essere uscito a comprarne altre, parchè sapeva di averle mangiate. E le aveva effettivamente mangiate, in sogno.
Un'altra volta, Bert aveva fatto i dispetti a Lance, e Lance voleva che io punissi Bert. Io mi rifiutai. Il mattino seguente, Lance mi disse: Sono contento che hai dato una bella bastonatura a Bert, ma non dovevi usare una mazza da baseball così grossa". Sapeva che avevo punito severamente Bert. Aveva tramutato il suo senso di colpa per il fatto di desiderare che il padre punisse Bert in una critica alla severità della mia punizione. In ogni caso, gli era successo qualche cosa.
Molti soggetti che tendono ad intellettualizzare, invece di entrare in trance, qualche sera, mentre stanno pensando ad altre cose, possono sognare di essere in trance. E, in quello stato di trance del sogno, posso fare certe cose. Il giorno successivo, vengono e mi dicono: "Ho sognato una soluzione per quel problema". La terapia consiste fondamentalmente nel fornire all'inconscio la motivazione a fare uso delle molte e svariate cose che ha appreso.
Ci sono esperienze di tutti i tipi, e sognare è un tipo di esperienza. In questa storia, Erickson sta anche sottolineando che, se l'ipnosi può non funzionare, la terapia portebbe farlo. In altre parole, può accadere che il paziente vada a casa e completi il lavoro in un sogno. Dopo aver sentito questo racconto, a un paziente intellettualizzante può accadere di andare a casa e sognare di andare in trance.
***
Niente male eh?
venerdì 21 giugno 2013
Il significato della vita...
... espresso in meno di 2 geniali minuti. Sapreste essere più brillanti? :D
In realtà l'intero film è una perla dietro l'altra.
In realtà l'intero film è una perla dietro l'altra.
martedì 14 maggio 2013
Piccola Guida alla Meditazione in 4 passi, un paio di premesse e una postilla
Con questo articoletto vorrei chiudere il cerchio: dalla teoria alla pratica. Ritengo però doveroso precisare che non posso definirmi un esperto nè tantomeno avere una conoscenza enciclopedica sul tema e dunque non ho certo velleità di insegnamento, divulgazione o cose di questo genere. Ho solamente imparato un metodo abbastanza diffuso e condiviso che su di me ha funzionato e voglio provare ad indicare sinteticamente i passi essenziali che lo caratterizzano. Io mi schiarisco definitivamente le idee e magari a qualcuno/a interessa. Niente di straordinario insomma, anche perchè di tecniche e metodi per meditare ce ne sono un'infinità ed io, appunto, ne ho imparato uno.
Di tipi di meditazione ne esistono tanti, ma tutti basati sul portare l'attenzione verso qualcosa. Ciò che distingue una meditazione con un'altra è, in estrema sintesi, proprio quel "qualcosa" oggetto della contemplazione ed il metodo con cui si raggiunge lo stato meditativo.
Ecco, in pratica, come si fa:
- Rilassare il corpo e la mente: trovandosi in un luogo tranquillo e indisturbato, ciò può essere fatto cominciando a mettersi in una posizione comoda e facendo un bel respiro, notando tutte le parti del corpo comodamente appoggiate.
- Mindfulness: ovvero portare la propria attenzione nel modo più completo e contemplativo possibile sul corpo a partire dai piedi. Significa cioè notare e percepire le sensazioni del corpo profondamente e senza giudizi. Naturalmente può capitare che arrivi qualche pensiero che non c'entra nulla, ma è sufficiente osservarlo mentre passa e se ne va.
- Vuoto: col passare del tempo la propria vocina interiore si sarà un po' fatta da parte e avrà lasciato spazio alla completa contemplazione delle sensazioni e del momento presente; si arriva quindi a provare un senso di "vuoto". Non c'è bisogno di crearsi aspettative, accade e basta.
- Uscita: piano piano, riportare l'attenzione verso il mondo esterno (a volte lo si fa cominciando a muovere le dita delle mani e dei piedi).
Per concludere, rimane da dire che per quanto possa sembrare tutto molto semplice, se non banale, in realtà all'inizio è abbastanza difficile perchè la mente umana può fare grandi cose, tranne starsene un po' in disparte. Nelle filosofie orientali essa viene spesso paragonata ad una scimmietta selvatica che zompa perennemente da una ramo all'altro, da un albero all'altro, senza sosta (e grazie anche alla meditazione la si rende docile).
Quindi inizialmente è praticamente impossibile praticare da autodidatti ed è indispensabile una guida.
Ma fortunatamente non ci vuole troppo tempo per diventare autonomi.
mercoledì 24 aprile 2013
Onde cerebrali e stati di coscienza
Come ho già detto, da un po' di tempo mi sono avvicinato alla pratica della meditazione. è successo per una serie di motivi disparati e concomitanti.
Così, durante le mie ricerche per capirci qualcosa di più, ad un certo punto sono incappato in una descrizione scientifica della faccenda.
In sostanza nell'ambito delle neuroscienze è stata individuata l'attività elettrica del cervello ed, attraverso grafici, è stata rappresentata così:
ONDE BETA (14-30 Hz): sono caratteristiche dello stato di veglia e di vigilanza. Le più frequenti nello svolgimento delle azioni quotidiane.
ONDE ALFA (8-14 Hz): sempre stato vigile, ma rilassato. Ad esempio nei momenti di concentrazione o di introspezione.
ONDE THETA (4-8 Hz): sono quelle che delinenano la meditazione profonda, gli stati ipnotici o anche visualizzazioni intense.
ONDE DELTA (0,5-4 Hz): sono le onde tipiche del sonno profondo, nel quale la mente conscia scompare ed emerge l'inconscio.
Durante la giornata accade di produrre un po' tutte queste onde e naturalmente non ci si fa troppo caso.
Quindi, durante la giornata si passa spesso da uno stato di coscienza all'altro e con la pratica della meditazione si impara a traghettare la propria attività cerebrale verso le onde theta così da entrare in uno stato particolare di coscienza, che presenta un sacco di benefici (ad esempio nella riduzione dello stress,nella sincronizzazione degli emisferi cerebrali, nell'equilibrio emotivo e blablaaltrecose...).
ecco. dopo questa "scoperta" fu tutto più chiaro.
Se non altro a livello teorico.
Così, durante le mie ricerche per capirci qualcosa di più, ad un certo punto sono incappato in una descrizione scientifica della faccenda.
In sostanza nell'ambito delle neuroscienze è stata individuata l'attività elettrica del cervello ed, attraverso grafici, è stata rappresentata così:
ONDE BETA (14-30 Hz): sono caratteristiche dello stato di veglia e di vigilanza. Le più frequenti nello svolgimento delle azioni quotidiane.
ONDE ALFA (8-14 Hz): sempre stato vigile, ma rilassato. Ad esempio nei momenti di concentrazione o di introspezione.
ONDE THETA (4-8 Hz): sono quelle che delinenano la meditazione profonda, gli stati ipnotici o anche visualizzazioni intense.
ONDE DELTA (0,5-4 Hz): sono le onde tipiche del sonno profondo, nel quale la mente conscia scompare ed emerge l'inconscio.
Durante la giornata accade di produrre un po' tutte queste onde e naturalmente non ci si fa troppo caso.
Quindi, durante la giornata si passa spesso da uno stato di coscienza all'altro e con la pratica della meditazione si impara a traghettare la propria attività cerebrale verso le onde theta così da entrare in uno stato particolare di coscienza, che presenta un sacco di benefici (ad esempio nella riduzione dello stress,nella sincronizzazione degli emisferi cerebrali, nell'equilibrio emotivo e blablaaltrecose...).
ecco. dopo questa "scoperta" fu tutto più chiaro.
Se non altro a livello teorico.
giovedì 4 aprile 2013
Della consapevolezza
Cos'è la consapevolezza? Io personalmente ci ho messo veramente molto tempo a rispondere a questa domanda (e tuttora l'esperienza continua ad arricchirne il significato). Ma il brano che riporto qui sotto, tratto da "Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita" del bravo Giulio Cesare Giacobbe illustra in maniera esaustiva e brillante il concetto nei suoi aspetti fondamentali.
Leggendo il brano si potrà anche trovare una risposta alla domanda: "Perchè diavolo dovrei perdere tempo a capire cosa si intende per consapevolezza?"
La consapevolezza è un processo in cui una parte della percezione ha come proprio oggetto la restante parte della percezione. Ossia un processo in cui la percezione percepisce se stessa.
Infatti, se tu sei consapevole delle tue sensazioni, delle tue emozioni e dei tuoi pensieri, sono essi a essere l'oggetto principale della tua percezione e non i loro rispettivi oggetti.
È in pratica il cervello che osserva se stesso, anzi il proprio stesso funzionamento.
Mi spiego meglio.
Se io percepisco un cavallo (non ha importanza se si tratta di una sensazione o di una immaginazione, ossia se il cavallo c'è davvero, davanti a me, o se me lo immagino soltanto), questa percezione, o processo percettivo, è composta di tre subpercezioni: 1) la percezione del cavallo come si presenta a me oggettivamente: oggetto percepito; 2) la percezione della reazione emotiva che io ho nei confronti del cavallo (ad esempio, di paura): contesto percettivo; 3) la percezione di me stesso, ossia l'autoimmagine che ho in quel momento di me stesso (ad esempio di individuo in pericolo): soggetto percipiente.
Nello stato comune della percezione ordinaria l'oggetto principale della percezione è banalmente il cavallo.
In tale percezione sono tuttavia sempre presenti anche il contesto percettivo, o reazione emotiva, e la percezione dell'Io. Essi costituiscono una specie di contorno o modalità della percezione; non costituiscono però l'oggetto principale della percezione, che rimane il cavallo. L'attenzione del soggetto percipiente è cioè concentrata sul cavallo; si può dire che il « fuoco » della percezione è il cavallo. Se però il « fuoco » della percezione si sposta sul contesto percettivo o sull'immagine dell'Io, sono essi, a divenire gli oggetti principali della percezione.
Lo stato di consapevolezza consiste appunto in tale spostamento del « fuoco » della percezione.
Per meglio comprendere il processo, è opportuno crearne un modello rappresentativo.
Rappresentiamo la percezione come costituita di quattro schermi A, B, C e D, rispettivamente sovrapposti fra loro in quest'ordine: lo schermo A rappresenta l'oggetto percepito e possiamo pensarlo come uno schermo opaco bianco (come un telone cinematografico) sul) quale è proiettata l'immagine di un oggetto, ad
esempio il cavallo.
Lo schermo B rappresenta il contesto percettivo, ossia la reazione emotiva del soggetto alla vista dell'oggetto, possiamo pensarlo come uno schermo trasparente colorato (in cui il colore rappresenta l'emozione).
Lo schermo C rappresenta l'autoimmagine del soggetto, cioè l'Io o soggetto percipiente, e possiamo pensarlo anch'esso come uno schermo trasparente colorato (in cui il colore rappresenta la maggiore o minore forza dell'autoimmagine).
Lo schermo D, comprensivo di tutti i precedenti, rappresenta l'intero processo percettivo e possiamo pensarlo come uno schermo completamente trasparente privo di colorazione.
Nello stato comune della percezione ordinaria l'attenzione è focalizzata sullo schermo A: ciò non significa che gli schermi B e C non vengano percepiti, ma vengono percepiti per così dire sfocati, come avviene per i piani di una scena non messi a fuoco dall'apparecchio di ripresa. Essi tuttavia influiscono sulla lettura dell'oggetto dello schermo A in quanto lo « colorano », cioè ne determinano il significato.
Il significato dell'oggetto consiste infatti nel rapporto che il soggetto istituisce con l'oggetto in funzione del contesto.
Il significato dell'oggetto percepito è quindi determinato da: 1) la consistenza oggettiva dell'oggetto percepito («oggetto percepito»); 2) l’autoimmagine attuale dell'Io («soggetto percipiente»); 3) la reazione emotiva che l'Io ha nei confronti dell'oggetto percepito («contesto percettivo»).
Va notato che il soggetto percipiente e il contesto percettivo costituiscono il maggiore apporto alla determinazione del significato dell'oggetto percepito, mentre quest'ultimo, o meglio la sua consistenza oggettiva, gioca paradossalmente un ruolo minore, in codesta determinazione.
Un esempio può chiarire meglio il concetto.
Se l'oggetto percepito consiste in una comunicazione verbale, il suo significato è determinato da: 1) la consistenza oggettiva della comunicazione verbale, ossia il suo significato linguistico e il suo tono acustico, poniamo « Chi sei? » proferito con tono alto di voce (oggetto percepito); 2) l'immagine che il soggetto ha di se stesso in quel momento, poniamo un'immagine di individuo perseguitato (soggetto percipiente); 3) la reazione emotiva dell'Io all'oggetto percepito, poniamo l'attivazione di un programma di condizionamento di difesa, che si concreta in uno stato di tensione (contesto percettivo).
In definitiva, il significato dell'oggetto percepito che è stato determinato in questo caso è quello di minaccia. Giovanni telefona a Lucia. Lucia, non riconoscendolo, gli chiede: «Chi sei?». Giovanni si sente una merda perché è stato appena lasciato da Lucia. E con questa domanda si sente ulteriormente rifiutato da lei. « Chi vuoi che sia? » risponde. «Sono io! » Con un'aggressione di difesa a una presunta (ma non reale) aggressione. E così si interrompe la comunicazione. Questi meccanismi sono consueti nella interazione quotidiana tra gli esseri umani. E sono alla base dei nostri problemi sociali.
Non sempre il significato attribuito da un soggetto a un oggetto è reale, cioè non sempre corrisponde alla reale consistenza dell'oggetto. La nevrosi potrebbe definirsi da questo punto di vista come la cronicizzazione
dell'attribuzione di significati non reali agli oggetti da parte del soggetto nevrotico.
Nello stato di consapevolezza, l'attenzione è focalizzata sullo schermo B (primo stadio: consapevolezza della reazione emotiva, cioè del contesto percettivo), oppure sullo schermo C (secondo stadio: consapevolezza dell'immagine dell'Io, cioè del soggetto percipiente).
Ciò non significa che lo schermo A non venga percepito, ma viene percepito sfocato, in quanto il «fuoco» dell'attenzione è stato spostato dallo schermo A rispettivamente allo schermo B e allo schermo C.
Prendiamo adesso in considerazione il centro di identificazione del soggetto nella nostra rappresentazione.
Esso è di estrema importanza, perché è quello che determina precisamente lo stato percettivo del soggetto, dallo stato comune della percezione ordinaria allo stato di consapevolezza.
Vale qui la legge psicologica scoperta implicitamente dalla psicologia orientale ma ripresa esplicitamente nella psicosintesi di Roberto Assagioli:
Il centro di identificazione del soggetto è sempre situato nello «schermo» immediatamente sovrapposto a quello su cui è focalizzata l'attenzione.
Nello stato comune della percezione ordinaria, in cui l'attenzione è focalizzata sullo schermo A, il centro di identificazione del soggetto è situato in corrispondenza dello schermo B: infatti il soggetto si identifica con la propria reazione emotiva (contesto percettivo), è totalmente preso da essa.
Nel primo stadio dello stato di consapevolezza, in cui l'attenzione è focalizzata sullo schermo B, il centro di identificazione del soggetto è situato in corrispondenza dello schermo C: infatti il soggetto si identifica con il
proprio Io e osserva la propria reazione emotiva con distacco.
Nel secondo stadio dello stato di consapevolezza, in cui l'attenzione è focalizzata sullo schermo C, il centro di identificazione del soggetto è situato in corrispondenza dello schermo D: infatti il soggetto non si identifica più con il proprio Io ma con lo stesso processo percettivo. Immagine dell'Io (schermo C), reazione emotiva (schermo B), e oggetto percepito (schermo A) sono ancora percepiti, ma il soggetto non si identifica più con alcuno di essi, in particolare non si identifica più con l'Io (soggetto percipiente ordinario) e con le sue reazioni emotive: soggetto e oggetto della percezione è lo stesso processo percettivo.
A questo punto il soggetto percepisce se stesso come impersonale, come un osservatore impersonale o meglio come lo stesso atto dell'osservazione.
La consapevolezza non è una funzione sempre attiva. Anzi, per la maggior parte della nostra vita non lo è affatto.
Vi sono persone che non attivano mai questa funzione. Esse sono le persone più vicine allo stadio animale preumano. Il processo cerebrale della consapevolezza è infatti un risultato dell'evoluzione del cervello umano.
L'essere umano è comunemente in grado di attivare il processo della consapevolezza, anche se soltanto occasionalmente.
A volte, il processo della consapevolezza si attiva spontaneamente, come nel caso di un incidente grave: ti ritrovi a guardarti dall'esterno, per così dire, e ti vedi agire come se fossi un altro.
Questo fa pensare che tale processo costituisca per il nostro organismo una specie di processo di difesa, una sorta di spersonalizzazione che mettendo momentaneamente in pensione l'Io impedisce che esso subisca e introietti nell'inconscio ferite narcisistiche che ne possano compromettere l'equilibrio e quindi la sopravvivenza: una specie di valvola di sicurezza della tensione, che non deve oltrepassare il punto oltre il quale essa diviene un atto di autooffesa.
Anche il fatto che tale processo si attivi nel caso dell'assunzione di sostanze stupefacenti (non soltanto l'eroina e la morfina ma anche l'alcol e la nicotina) depone appunto per un processo cerebrale di difesa, simile all'inibizione del dolore causata dalle stesse sostanze.
Leggendo il brano si potrà anche trovare una risposta alla domanda: "Perchè diavolo dovrei perdere tempo a capire cosa si intende per consapevolezza?"
La consapevolezza è un processo in cui una parte della percezione ha come proprio oggetto la restante parte della percezione. Ossia un processo in cui la percezione percepisce se stessa.
Infatti, se tu sei consapevole delle tue sensazioni, delle tue emozioni e dei tuoi pensieri, sono essi a essere l'oggetto principale della tua percezione e non i loro rispettivi oggetti.
È in pratica il cervello che osserva se stesso, anzi il proprio stesso funzionamento.
Mi spiego meglio.
Se io percepisco un cavallo (non ha importanza se si tratta di una sensazione o di una immaginazione, ossia se il cavallo c'è davvero, davanti a me, o se me lo immagino soltanto), questa percezione, o processo percettivo, è composta di tre subpercezioni: 1) la percezione del cavallo come si presenta a me oggettivamente: oggetto percepito; 2) la percezione della reazione emotiva che io ho nei confronti del cavallo (ad esempio, di paura): contesto percettivo; 3) la percezione di me stesso, ossia l'autoimmagine che ho in quel momento di me stesso (ad esempio di individuo in pericolo): soggetto percipiente.
Nello stato comune della percezione ordinaria l'oggetto principale della percezione è banalmente il cavallo.
In tale percezione sono tuttavia sempre presenti anche il contesto percettivo, o reazione emotiva, e la percezione dell'Io. Essi costituiscono una specie di contorno o modalità della percezione; non costituiscono però l'oggetto principale della percezione, che rimane il cavallo. L'attenzione del soggetto percipiente è cioè concentrata sul cavallo; si può dire che il « fuoco » della percezione è il cavallo. Se però il « fuoco » della percezione si sposta sul contesto percettivo o sull'immagine dell'Io, sono essi, a divenire gli oggetti principali della percezione.
Lo stato di consapevolezza consiste appunto in tale spostamento del « fuoco » della percezione.
Per meglio comprendere il processo, è opportuno crearne un modello rappresentativo.
Rappresentiamo la percezione come costituita di quattro schermi A, B, C e D, rispettivamente sovrapposti fra loro in quest'ordine: lo schermo A rappresenta l'oggetto percepito e possiamo pensarlo come uno schermo opaco bianco (come un telone cinematografico) sul) quale è proiettata l'immagine di un oggetto, ad
esempio il cavallo.
Lo schermo B rappresenta il contesto percettivo, ossia la reazione emotiva del soggetto alla vista dell'oggetto, possiamo pensarlo come uno schermo trasparente colorato (in cui il colore rappresenta l'emozione).
Lo schermo C rappresenta l'autoimmagine del soggetto, cioè l'Io o soggetto percipiente, e possiamo pensarlo anch'esso come uno schermo trasparente colorato (in cui il colore rappresenta la maggiore o minore forza dell'autoimmagine).
Lo schermo D, comprensivo di tutti i precedenti, rappresenta l'intero processo percettivo e possiamo pensarlo come uno schermo completamente trasparente privo di colorazione.
Nello stato comune della percezione ordinaria l'attenzione è focalizzata sullo schermo A: ciò non significa che gli schermi B e C non vengano percepiti, ma vengono percepiti per così dire sfocati, come avviene per i piani di una scena non messi a fuoco dall'apparecchio di ripresa. Essi tuttavia influiscono sulla lettura dell'oggetto dello schermo A in quanto lo « colorano », cioè ne determinano il significato.
Il significato dell'oggetto consiste infatti nel rapporto che il soggetto istituisce con l'oggetto in funzione del contesto.
Il significato dell'oggetto percepito è quindi determinato da: 1) la consistenza oggettiva dell'oggetto percepito («oggetto percepito»); 2) l’autoimmagine attuale dell'Io («soggetto percipiente»); 3) la reazione emotiva che l'Io ha nei confronti dell'oggetto percepito («contesto percettivo»).
Va notato che il soggetto percipiente e il contesto percettivo costituiscono il maggiore apporto alla determinazione del significato dell'oggetto percepito, mentre quest'ultimo, o meglio la sua consistenza oggettiva, gioca paradossalmente un ruolo minore, in codesta determinazione.
Un esempio può chiarire meglio il concetto.
Se l'oggetto percepito consiste in una comunicazione verbale, il suo significato è determinato da: 1) la consistenza oggettiva della comunicazione verbale, ossia il suo significato linguistico e il suo tono acustico, poniamo « Chi sei? » proferito con tono alto di voce (oggetto percepito); 2) l'immagine che il soggetto ha di se stesso in quel momento, poniamo un'immagine di individuo perseguitato (soggetto percipiente); 3) la reazione emotiva dell'Io all'oggetto percepito, poniamo l'attivazione di un programma di condizionamento di difesa, che si concreta in uno stato di tensione (contesto percettivo).
In definitiva, il significato dell'oggetto percepito che è stato determinato in questo caso è quello di minaccia. Giovanni telefona a Lucia. Lucia, non riconoscendolo, gli chiede: «Chi sei?». Giovanni si sente una merda perché è stato appena lasciato da Lucia. E con questa domanda si sente ulteriormente rifiutato da lei. « Chi vuoi che sia? » risponde. «Sono io! » Con un'aggressione di difesa a una presunta (ma non reale) aggressione. E così si interrompe la comunicazione. Questi meccanismi sono consueti nella interazione quotidiana tra gli esseri umani. E sono alla base dei nostri problemi sociali.
Non sempre il significato attribuito da un soggetto a un oggetto è reale, cioè non sempre corrisponde alla reale consistenza dell'oggetto. La nevrosi potrebbe definirsi da questo punto di vista come la cronicizzazione
dell'attribuzione di significati non reali agli oggetti da parte del soggetto nevrotico.
Nello stato di consapevolezza, l'attenzione è focalizzata sullo schermo B (primo stadio: consapevolezza della reazione emotiva, cioè del contesto percettivo), oppure sullo schermo C (secondo stadio: consapevolezza dell'immagine dell'Io, cioè del soggetto percipiente).
Ciò non significa che lo schermo A non venga percepito, ma viene percepito sfocato, in quanto il «fuoco» dell'attenzione è stato spostato dallo schermo A rispettivamente allo schermo B e allo schermo C.
Prendiamo adesso in considerazione il centro di identificazione del soggetto nella nostra rappresentazione.
Esso è di estrema importanza, perché è quello che determina precisamente lo stato percettivo del soggetto, dallo stato comune della percezione ordinaria allo stato di consapevolezza.
Vale qui la legge psicologica scoperta implicitamente dalla psicologia orientale ma ripresa esplicitamente nella psicosintesi di Roberto Assagioli:
Noi siamo dominati da ciò con cui ci identifichiamo, ma dominiamo ciò con cui
non ci identifichiamo
Il centro di identificazione del soggetto è sempre situato nello «schermo» immediatamente sovrapposto a quello su cui è focalizzata l'attenzione.
Nello stato comune della percezione ordinaria, in cui l'attenzione è focalizzata sullo schermo A, il centro di identificazione del soggetto è situato in corrispondenza dello schermo B: infatti il soggetto si identifica con la propria reazione emotiva (contesto percettivo), è totalmente preso da essa.
Nel primo stadio dello stato di consapevolezza, in cui l'attenzione è focalizzata sullo schermo B, il centro di identificazione del soggetto è situato in corrispondenza dello schermo C: infatti il soggetto si identifica con il
proprio Io e osserva la propria reazione emotiva con distacco.
Nel secondo stadio dello stato di consapevolezza, in cui l'attenzione è focalizzata sullo schermo C, il centro di identificazione del soggetto è situato in corrispondenza dello schermo D: infatti il soggetto non si identifica più con il proprio Io ma con lo stesso processo percettivo. Immagine dell'Io (schermo C), reazione emotiva (schermo B), e oggetto percepito (schermo A) sono ancora percepiti, ma il soggetto non si identifica più con alcuno di essi, in particolare non si identifica più con l'Io (soggetto percipiente ordinario) e con le sue reazioni emotive: soggetto e oggetto della percezione è lo stesso processo percettivo.
A questo punto il soggetto percepisce se stesso come impersonale, come un osservatore impersonale o meglio come lo stesso atto dell'osservazione.
La consapevolezza non è una funzione sempre attiva. Anzi, per la maggior parte della nostra vita non lo è affatto.
Vi sono persone che non attivano mai questa funzione. Esse sono le persone più vicine allo stadio animale preumano. Il processo cerebrale della consapevolezza è infatti un risultato dell'evoluzione del cervello umano.
L'essere umano è comunemente in grado di attivare il processo della consapevolezza, anche se soltanto occasionalmente.
A volte, il processo della consapevolezza si attiva spontaneamente, come nel caso di un incidente grave: ti ritrovi a guardarti dall'esterno, per così dire, e ti vedi agire come se fossi un altro.
Questo fa pensare che tale processo costituisca per il nostro organismo una specie di processo di difesa, una sorta di spersonalizzazione che mettendo momentaneamente in pensione l'Io impedisce che esso subisca e introietti nell'inconscio ferite narcisistiche che ne possano compromettere l'equilibrio e quindi la sopravvivenza: una specie di valvola di sicurezza della tensione, che non deve oltrepassare il punto oltre il quale essa diviene un atto di autooffesa.
Anche il fatto che tale processo si attivi nel caso dell'assunzione di sostanze stupefacenti (non soltanto l'eroina e la morfina ma anche l'alcol e la nicotina) depone appunto per un processo cerebrale di difesa, simile all'inibizione del dolore causata dalle stesse sostanze.
mercoledì 13 marzo 2013
Il momento presente
Da un po' di tempo a questa parte ho approfondito un po' pratiche meditative e concetti come la meditazione e la consapevolezza.
Provo a darne una descrizione con un raccontino.
Quando, nel soggiornino del mio appartamento mi apposto davanti al mixer ed ai piatti e comincio a mettere un po' di dischi, possono succedere due cose:
- Comincio col primo che mi viene in mente, me lo ascolto proprio con gusto e poi metto il successivo, e poi un altro ed un altro ancora e senza che me ne accorga passa un'ora abbondante. Magari qualche errore l'ho fatto, ma nel complesso sento di aver fatto scintille. ed in ogni caso me la sono goduta ed ero totalmente ispirato.
- Oppure comincio pensando che dovrò registrare un bel set, che non dovrò fare errori e che dovrò evitare alcuni dischi e dovrò invece metterne degli altri. Solitamente queste session si concludono dopo un quarto d'ora con il sottoscritto che impreca violentemente contro se stesso ed il mondo intero.
La differenza sta nel fatto che nel primo caso sono in uno stato meditativo di flusso nel quale mi godo il momento presente. Sono talmente immerso nel momento presente da non percepire più il tempo, da non avere più pensieri e da vivere pienamente ciò che sto facendo seguendo l'ispirazione. Nel secondo caso invece la mia attenzione è concentrata verso l'obiettivo (cioè nel futuro) e la mia testa piena di pippe mentali.
Gli antichi saggi chepiùsagginonsipuò lo chiamerebbero così: stare nel qui ed ora.
Gli antichi saggi chepiùsagginonsipuò lo spiegherebbero così: l'importante non è la meta, ma il viaggio.
Provo a darne una descrizione con un raccontino.
Quando, nel soggiornino del mio appartamento mi apposto davanti al mixer ed ai piatti e comincio a mettere un po' di dischi, possono succedere due cose:
- Comincio col primo che mi viene in mente, me lo ascolto proprio con gusto e poi metto il successivo, e poi un altro ed un altro ancora e senza che me ne accorga passa un'ora abbondante. Magari qualche errore l'ho fatto, ma nel complesso sento di aver fatto scintille. ed in ogni caso me la sono goduta ed ero totalmente ispirato.
- Oppure comincio pensando che dovrò registrare un bel set, che non dovrò fare errori e che dovrò evitare alcuni dischi e dovrò invece metterne degli altri. Solitamente queste session si concludono dopo un quarto d'ora con il sottoscritto che impreca violentemente contro se stesso ed il mondo intero.
La differenza sta nel fatto che nel primo caso sono in uno stato meditativo di flusso nel quale mi godo il momento presente. Sono talmente immerso nel momento presente da non percepire più il tempo, da non avere più pensieri e da vivere pienamente ciò che sto facendo seguendo l'ispirazione. Nel secondo caso invece la mia attenzione è concentrata verso l'obiettivo (cioè nel futuro) e la mia testa piena di pippe mentali.
Gli antichi saggi chepiùsagginonsipuò lo chiamerebbero così: stare nel qui ed ora.
Gli antichi saggi chepiùsagginonsipuò lo spiegherebbero così: l'importante non è la meta, ma il viaggio.
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